TESCHI

 

Nel fiume si trovano ossa di animali, anche scheletri interi. Gabbie di costole levigate conficcate nella sabbia. Non è un posto per batteri, per cellule; soltanto molecole.

Altra cosa, francamente, i teschi. I teschi degli animali – che sarebbero bellissimi – bellissimi decori per ogni sovrapporta – si riempiono di terra, sono pesanti da sollevare più che se contenessero il cervello, hanno fioriture di muschi intorno alle orbite e fra i denti. Sono immondi. La fanghiglia penetra nella scatola cranica, si deposita in strati successivi, un lento drenaggio permette di sedimentare; il teschio è pieno come un uovo. Poiché è anche quasi completamente chiuso come un uovo, la materia si mantiene umida. Terra da bara. Come se nemmeno quando il resto è pulito e sbiancato il cranio riuscisse a liberarsi dal peso.

Una volta che mio figlio era piccolo, lui e un amico trovarono nel fiume un teschio di cavallo. Il cavallo fa la spola fra il regno dei vivi e quello dei morti. Era straordinario, come nell’Incubo di Füssli. La cosa che faceva più schifo, oltre alle erborinature marroni e verdastre, era il peso di tutta la materia che conteneva. Per qualche secondo desiderai che fosse nostro; ma benché mio figlio e l’amico lo avessero trovato insieme, l’accordo era che lo avrebbe conservato l’altro. Ne fui sollevata, la pesantezza del cranio e la sua ripulitura non mi riguardavano.

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