RAVASIANA – Il breviario del giorno dopo, 9

magritte

Domenica 2 ottobre: # La faccia

Breviario complesso oggi. Si parte da una citazione di Hawthorne, tratta dalla Lettera scarlatta, in cui il romanziere afferma l’impossibilità di mantenere a lungo due facce, una per sé e una per la gente, senza finire per confonderle. La citazione, di per sé interessante, è immediatamente mollata lì dal Cardinale che passa a dirci quanti e quali film sono stati tratti da questo romanzo che fustiga “l’ipocrisia borghese”. Ora, non so come si possa parlare di ipocrisia borghese nel 1640 a Boston. Si tratta, naturalmente, di ipocrisia puritana, una forma particolarmente virulenta di ipocrisia religiosa, che a sua volta ha rappresentato la figura maggiore dell’ipocrisia tout court (Tartuffe docet), prima di essere soppiantata in tempi recenti dall’ipocrisia civile del politicamente corretto.

Dell’ipocrisia il Cardinale ci dice che è un “vizio costante, già detestato anche da Gesù”. Da Gesù sicuramente; un po’ meno dalla sua chiesa, se è vero che ancora in un Dictionnaire de théologie catholique di non molto tempo fa (Vacant et Mangenot, 1930-1950), si poteva leggere che “l’ipocrisia è un vizio spregevole, ma meno odioso che sfidare apertamente i costumi più santi e sbeffeggiare la religione bravando apertamente le sue leggi col pretesto di essere franchi e sinceri”. Insomma, se si pensa all’episodio evangelico in cui Gesù guarisce qualcuno di sabato, una difesa a tutto campo dei farisei.

Sia come sia, anche l’ipocrisia è mollata lì, perché ora il Cardinale passa a citare l’immancabile Camus che, nella Caduta, “dichiarava che ‘dopo una certa età ognuno è responsabile della sua faccia’ autentica. E spesso non è un bel vedere…” A parte il fatto che di facce autentiche, fenomenologicamente parlando, ognuno ne avrà almeno quattro o cinque, se non è un bel vedere sarà meglio tenerci sopra una maschera, no? O dobbiamo proprio portare a spasso, in bella vista, le pustole della sifilide? Tanto più che, a togliere la maschera, si rischia che sotto non c’è niente. E non perché, come voleva Pirandello, l’individuo in sé non è nulla e deve per forza mettere una maschera, ma perché l’individuo è costitutivamente una maschera. O una serie di maschere, una sopra l’altra.

Ma quello che il Cardinale vuol dire, naturalmente, è che dobbiamo adoprarci fin da’ giovani anni per avere una bella faccia franca e pulita così da non trovarci mai nella necessità di indossare una maschera. Un bel pensiero, che mostra una profonda conoscenza delle cose umane.

E allora, mi dico, lasciamoglielo fare questo pensiero! Che assieme a tanti altri pensieri di ugual calibro farà una raccolta di pensieri che il Cardinale pubblicherà con Mondadori e che venderà un sacco di copie.

Alla faccia.

RAVASIANA – Il breviario del giorno dopo, 7

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Domenica 18 settembre: # Omero e il giornale

Gesù! Il Cardinale schiera l’artiglieria e ci seppellisce sotto una salva di citazioni.

Si comincia con Péguy: “Omero è nuovo, stamattina, e niente è forse così vecchio come il giornale di oggi”, frase fra le più gettonate del libro Les citations pour gagner des points au bac, edizioni L’Étudiant, di cui la coautrice Nathalie Denizot ha realizzato una selezione per la comodità dei cardinali.

Il nostro si muove bene nelle sillogi, tant’è che continua con Camus e la constatazione che per essere famosi basta ammazzare la portinaia; “effettivamente” commenta il Cardinale “i giornali, che dovrebbero offrirci le novità, sono spesso ripetitivi e scontati”. Nel senso che la stessa portinaia viene ammazzata più volte? O che è scontato che si ammazzino le portinaie?

Non si sa, perché poi tocca subito all’ “ottimismo di Hegel, convinto che ‘la preghiera del mattino dell’uomo moderno fosse la lettura del giornale’ ”. A parte il fatto che non si capisce cosa dovrebbe esserci di così ottimistico in questa frase, in ogni caso, sempre che Hegel l’abbia detta, non era una convinzione ma un bon mot. Il problema, coi Baci Perugina, è che si perdono le sfumature.

Ma la chicca deve ancora venire. La chicca è Mallarmé, “poeta francese ottocentesco” per chi non lo sapesse, e il suo “verso un po’ enigmatico” : “Il mondo è fatto per finire in un bel libro”. “Le monde est fait pour aboutir à un beau livre” suona in francese. Vorrei che qualcuno mi dicesse cosa c’è di enigmatico, ma soprattutto COME CAVOLO FA A ESSERE UN VERSO!

Non lo è infatti: è una frase presa da un’intervista (proprio! un’intervista! una cosa così giornalistica…). È la frase conclusiva di un’intervista uscita il 14 marzo 1891 sul quotidiano L’Écho de Paris. Occhio, Cardinale, a razzolare senza criterio su Wikiquote.

Per la miseria! Con tutte queste Wikicitazioni quasi quasi perdevo di vista il vero nocciolo del breviario, il succo della faccenda, il punto della riflessione. Che è, come da titolo: Omero e il giornale.

Ma, scusi, Cardinale, cosa c’entra Omero con il giornale?