L’EROTISMO DEL CONIGLIO

Le lapin 1

 

Ma io conosco un altro coniglio

Che vorrei prendere vivo e fremente.

La sua garenna è fra il timo e il loglio

Del paese di Amor nella Mente.

(Guillaume Apollinaire, LE BESTIAIRE ou CORTÈGE D’ORPHÉE, Parigi 1911, illustrato da Raoul Dufy)

Note:

Il poeta tardoromantico, protomodernista e malizioso Guillaume Apollinaire (1880-1918) pubblica nel 1911 Il Bestiario o corteggio di Orfeo, trenta tavole composte ognuna da una xilografia di Raoul Dufy che illustra una singola strofa, generalmente una quartina, dedicata a Orfeo o agli animali del suo corteggio.

La quartina intitolata al coniglio gioca sul doppio senso, naturalmente perso in italiano, del termine desueto e arcaicizzante “connin”, che se da un lato indica il simpatico roditore ed è quindi un sinonimo di “lapin”, fin dall’inizio, per affinità fonetica e etimologica con il volgare “con”, è anche sentito come atto a designare il sesso femminile.

“Garenna” è italianizzazione del francese “garenne” e indica l’habitat boschivo o sabbioso  dei conigli selvatici.

Quanto al “pays de Tendre”, da me discutibilmente tradotto con “paese di Amor nella Mente”, esso fa riferimento a un gioco di società – non dei più divertenti a quanto pare – al quale intorno alla metà del XVII secolo si dedicarono per una mezz’ora la romanziera di successo Mlle de Scudéry e i suoi amici, in qualche salotto alla moda, magari proprio quello di Mme de Rambouillet. Si trattava in definitiva di mappare la casistica dei sentimenti amorosi – progressi e regressi, ostacoli e facilitazioni, fallimenti e successi – come si sarebbe fatto di un paese con le sue città, i villaggi, i fiumi e i laghi. Si passava ad esempio dal castello arroccato di Orgoglio ai graziosi paesini di Bei Versi e Biglietti d’Amore, avendo cura di evitare il mortifero Lago di Indifferenza o borghi del tutto malfamati come Perfidia, Cattiveria e Maldicenza. Potremmo tranquillamente calare il velo pietoso, non fosse che la mappa di questo paese, la famosa Carte du Tendre, incisa, pare, da tal François Chauveau, è finita come illustrazione in Clélie, romanzo in dieci volumi della stessa Mlle de Scudéry; di lì, senza fallo, in tutte le antologie di letteratura francese per le scuole. E non ce la scaveremo più.

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La garenna del “connin” di Apollinaire si trova fra il timo delle valli del pays de Tendre. Può ben essere che il timo e le valli ne facciano un luogo meno platonico di quanto Preziose e Preziosi del XVII secolo avessero immaginato.

Il loglio del v.3 non c’è nell’originale. È lì per far rima (imperfetta) con “coniglio”. Avrei potuto anche metterci “tiglio” o “miglio”; alla fine “loglio” mi è sembrato meglio.