L’UCRAINA E LA FILOSOFIA (2): MA GLI UCRAINI ESISTONO?

Mi scuso per la cattiva qualità dell’immagine. Ho fotografato da Google, non sono su Twitter, né su alcun altro social network. Ma si dovrebbe leggere. Chi twitta è uno che ha dei princìpi. Saldi. Che gli permettono di fare dello spirito su quelli degli altri, anche nella tragedia. Infatti all’autore del tweet degli ucraini non gliene frega proprio niente, anzi, per lui gli ucraini in realtà non esistono. Esaminiamo la situazione dal suo punto di vista:

  1. Con l’orchestrazione integrale dell’Euromaidan – e sottolineo integrale, cioè orchestrata entrando in ogni singolo cervello di ogni singolo ucraino, operazione d’altra parte piuttosto facile dal momento che gli ucraini non esistono – gli USA hanno astutamente attirato l’Ucraina nell’orbita occidentale, fregandosene che ciò potesse irritare e allarmare i russi. Gli ucraini, che per postulato non esistono se non per essere manipolati dagli USA, non hanno avuto niente da ridire – e come avrebbero potuto dal momento che non esistono.
  2. La Nato, a questo punto l’unico attore, ha poi rifiutato di firmare un accordo secondo il quale l’Ucraina non sarebbe mai entrata nella Nato. Qui la cosa diventa un po’ più complicata, perché in effetti la Nato difficilmente avrebbe potuto firmare qualcosa che andava contro il suo statuto, basato, fino a prova contraria, sulla libera volontà degli stati sovrani. Ma questo per l’autore del tweet non rappresenta certo un problema perché, come si diceva, per lui gli ucraini non esistono. Della mancata firma dà quindi una spiegazione raffinata, che ha il vantaggio di prescindere totalmente dall’esistenza e dalla volontà degli ucraini. Secondo l’autore del tweet infatti la Nato non ha firmato perché firmare avrebbe significato ammettere l’esistenza di un’altra potenza (la Russia) di pari livello, dignità, legittimità ecc. e questo gli USA non possono accettarlo perché vivono ancora in un universo unipolare, di cui essi stessi sono l’unico polo, e non hanno ancora fatto il passaggio all’universo multipolare in cui c’è una pluralità di poli. Che gli USA siano cosiffatti può benissimo essere vero, né io mi azzarderei a contestarlo. Ma che sia questa la causa della mancata firma è un’interpretazione filosofica, di filosofia della storia, materia quanto mai multipolare e caratterizzata precisamente da una pluralità di possibili interpretazioni. L’autore del tweet ad esempio trascura il fatto, abbastanza rilevante, che l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, di fatto non è mai stato all’ordine del giorno, il che può venire interpretato, e infatti è stato da diverse parti interpretato, come una procrastinazione sine die: un modo insomma di venire incontro alla Russia senza apporre una firma impossibile. Ma questo il nostro twittatore non lo prende in considerazione. Andiamo dunque avanti. Prima però vorrei specificare, a scanso di equivoci, che gli Stati Uniti in sé non mi stanno particolarmente simpatici; in particolare il presidente Biden, della cui elezione mi ero comunque felicitata, mi pare abbia la consistenza della scoreggia che, dicono, mollò sotto il naso della esterrefatta Camilla. E me ne dispiace molto. Ma torniamo a noi.
  3. La mancata firma Nato (leggi USA) – e solo quella – determina la reazione della Russia la quale, logicamente, invade. Si badi: logicamente, non legittimamente. La legittimità non è una categoria del nostro autore, quindi la lasciamo fuori. Per il nostro autore la logica geopolitica, nella fattispecie la sua, tiene luogo di legittimità.

E a questo punto che succede? Succede qualcosa di incredibile: la contingenza hegeliana, gli individui, quelli che in qualche modo, va be’, ci sono – ma in modo attenuato, inconsistente, filosoficamente del tutto trascurabile – entrano di colpo in scena. Improvvisamente, guarda te, gli ucraini esistono. Sono. E piuttosto compatti anche. Una nazione – distinta da quella russa. Hanno anche certe idee, piuttosto chiare, e una volontà. Combattono. Non mollano. Questo potrebbe spiazzare il nostro filosofo della storia. Ma no, si riprende istantaneamente e ci mostra le cose come stanno (qui, qui e qui): Putin ha calcolato tutto, l’operazione militare speciale sta andando esattamente come l’aveva prevista, un vero Imperatore Palpatine, non c’è nessuna difficoltà, le forze impegnate sembrano poche perché le altre le tiene da parte per la guerra con la Nato, lo Spirito del Mondo viaggia sui tank invece che a cavallo ma Spirito del Mondo è. Gli ucraini soccomberanno, non caveranno un ragno dal buco, prima si arrendono meglio è. Quanto sono irritanti questi ucraini che non si arrendono, che non si rendono conto che l’Occidente li arma per combattere la sua guerra.

E su questo non ci piove: è la guerra dell’Occidente per l’autodeterminazione. Ma – e sembrerà strano – in questo momento è soprattutto la guerra degli ucraini. Che resistono. E una cosa è certa: comunque vada, gli ucraini un ragno dal buco l’hanno già cavato: poiché resistono, esistono. Nulla di ciò che è stato fatto, a quanto appare, è stato fatto sopra le loro inesistenti teste. Essi affermano la loro esistenza contro lo Spirito del Mondo. A piedi o a cavallo. (Esattamente quello, fra parentesi, che il nostro autore ammirava negli afghani talebani. Ma per gli ucraini, non si sa perché, non va bene. Anzi si sa: per lui lo Spirito del Mondo si incarna nei talebani e assimilati).

E questo, al momento, è quanto. Restano da dire due cose sull’autore del tweet e soci. La smania che hanno di vedere gli ucraini arresi, battuti, nullificati, riconsegnati alla non-esistenza nella pseudo-identità collettiva slava e imperial-ortodossa è comprensibile soltanto a partire dal loro proprio antimodernismo, dall’odio per il principio di autodeterminazione, dall’odio per l’idea di libera scelta come per l’idea stessa di individuo, che deve essere annebbiato e annegato in un brodo mistico etnico-religioso con abbondanza di passamanerie dorate e sottofondo di cori liturgici. Nella speranza che la grande anima russa finisca per ricondurre finalmente anche gli occidentali, liberali e recalcitranti, alla sottomissione al Sacro. Al Sacro Leader.

5 pensieri riguardo “L’UCRAINA E LA FILOSOFIA (2): MA GLI UCRAINI ESISTONO?”

    1. Ti ringrazio Marcello. Più che altro cerco di chiarirmi io stessa le idee. Certo che certe posizioni stupiscono, e mi pare che un seguito ce l’abbiano più che altro in Italia. Quando ne ho parlato con amici tedeschi, e ho chiesto come veniva vista lì l’aggressione russa, non capivano nemmeno cosa volessi dire. Cioè: non gli sembrava che ci potessero essere diversi modi di vederla. Là nessuno si sogna di trovare delle giustificazioni a Putin o addirittura di sostenerlo. Se penso alla figura che ha fatto ieri il parlamento italiano con gli scranni vuoti degli assenti mi vien da piangere.

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  1. In questo mese e passa da quando ho letto il tuo pezzo, mi viene purtroppo in mente molto spesso la tua domanda: “ma gli ucraini esistono?” Davvero, nelle parole dei filoputiniani, dai più smaccati a quelli meno sfacciati, gli ucraini spariscono, a meno che non siano presunti neonazisti del Donbass.

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    1. Anche stasera sento (qui: https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/guerra-in-ucraina-la-versione-di-chomsky-29-04-2022-436174 ) che secondo Chomsky e altri sarebbe stata “una sciocchezza pericolosa il tentativo di far uscire l’Ucraina dalla sfera di influenza russa” e che “l’Ucraina nella Nato è una minaccia quasi inconcepibile per qualsiasi leader russo e nessuno, non importa il suo nome, potrebbe accettarla”. A parte il fatto che fra poco la Russia avrà la Finlandia nella Nato, e staremo a vedere se potrà o non potrà accettarla, rimane che nemmeno Chomsky spreca due parole per chiedersi o chiedere cosa ne pensino gli ucraini e se siano rassegnati all’eterno destino geografico che li vuole “nella sfera di influenza russa”. In realtà l’opinione degli ucraini, una loro libera scelta, non viene nemmeno presa in considerazione; non se ne parla, neanche fosse un’indecenza, una libertà scandalosa che si prendono nei confronti dell’arcigna maestà della geostoria.
      Allora però non capisco perché ci si scaldava tanto per il Vietnam.

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