L’ALLARGAMENTO A EST DELLA NATO

Ormai chi è appena appena un po’ informato, chi non è di un’ingenuità mostruosa, come dire nato ieri, sa che la causa dell’aggressione russa all’Ucraina è l’espansione a est della Nato – e si cita Tizio e Caio che l’avevano sconsigliata come foriera di sventura. Ci si potrebbe chiedere, innanzitutto, di sventura per chi. Per le repubbliche baltiche, ad esempio? Per la Polonia, che di quel genere di sventure sa qualcosa? Per l’Ucraina, ora? Già, ma l’Ucraina poteva facilmente sventarla, la sventura. Bastava che lanciasse fiori sui carri russi, ad esempio; che sventolasse qualche bandierina della Federazione; l’hanno detto tutti, da Putin in giù, che non era un’invasione: un veloce cambio al vertice e hop, tutto a posto e tranquillo come prima. Com’è che gli ucraini hanno avuto la balordaggine di opporsi? Colpa dell’Occidente che gli ha fatto balenare la possibilità di qualcosa di diverso dalla russian way of life; qualcosa che magari a loro piace di più.

[A proposito del qualcosa che magari a loro piace di più: gli accusatori della Nato, compatti, vedono nell’Euromaidan nient’altro che un’orchestrazione Usa con conseguente, illegittimo colpo di stato. Che la popolazione ucraina, che aderì in massa all’ “orchestrazione” e continua a aderirvi sotto le bombe russe, possa avere un’idea, un’opinione, un desiderio, una volontà, un progetto, questi non lo prendono nemmeno in considerazione. Cancellazione dell’idea di scelta, cioè di libertà, sia individuale che collettiva, esclusiva logica di potenza, v. più sotto].

C’è gente che odia a tal punto le democrazie liberali e le idee di libertà individuale da cui esse sono faticosamente sorte – con una fatica lunga secoli che i russi ad esempio si sono risparmiati -, che pur di coprirle di merda gongola quando crede di poter dire che LA GUERRA IN UCRAINA È COLPA NOSTRA. Esaminiamo allora la questione da vicino. Dunque: l’espansione a est della Nato. L’espressione suggerisce qualcosa di attivo, di aggressivo, al limite di astuto – l’astuto conquistador occidentale. Ma facciamo un piccolo esperimento: giriamo sui talloni – di 180° per favore – e guardiamo la cosa da questa nuova prospettiva. Da questa nuova prospettiva non è più l’allargamento a est della Nato, ma la fuga precipitosa a ovest, il “si salvi chi può” delle nazioni che il destino ha piazzato lungo il confine russo e che sanno per esperienza cosa vuol dire. È un corri-corri a ripararsi “sotto l’ombrello della Nato” prima che la Russia si riprenda dalla sberla della disfatta del comunismo (e sulla disfatta, come su quelli che non sanno perdere, bisognerà che ci torniamo, prima o poi). Ma intanto: un errore ammetterle? Sarebbe stato più saggio lasciarle lì, pronte a essere ripappate e eventualmente – eventualmente – risputate in forma di formattati cuscinetti atti a rassicurare le paranoie della Grande Paranoica Anima Russa? E magari avevano delle idee loro su come volevano essere, cosa volevano diventare; idee in diversi casi non esattamente come le nostre; ma insomma, vediamo, una libertà…

Ma no: la Russia ha paura di essere invasa dalla Nato, quindi per lei è vitale che l’Ucraina rimanga neutrale. Leggi: controllata dalla Russia. Infatti l’Ucraina, che vorrebbe entrare nell’UE e nella Nato, non potrà farlo perché la Russia non lo permette, il che vuol dire che è controllata e interdetta dalla Russia. Ucraina condannata all’eterna minore età – insieme a numerose altre nazioni più o meno piccole, come non tarderemo a vedere.

Ma che cosa è più verosimile? Che la Nato attacchi la Russia scatenando una guerra nucleare, o che la Russia si pappi quello che le sta intorno? – cosa che sta facendo attualmente con l’Ucraina, la quale all’atto dell’indipendenza le aveva consegnato tutto l’arsenale nucleare. Che cosa è più verosimile? Che la Nato invada la Russia, o che la Russia, nuclearmente superiore alla Nato, e che si è già annessa motu proprio la Crimea, si annetta anche il resto, tutto il resto dei pesci più o meno piccoli che la circondano, perché vuole annetterselo – cioè per volontà di potenza? La Russia che ha festeggiato ieri l’anniversario di quella occupazione in uno stadio pieno di folla osannante, con un Presidente che rimarca che l’invasione dell’Ucraina è casualmente incominciata l’anniversario della nascita di “Fyodor Ushakov, leggendario ammiraglio di epoca zarista nato appunto il 24 febbraio che dal 2005 è santo patrono della flotta di bombardieri nucleari russi” (Il Fatto Quotidiano, qui).

Con questa gente abbiamo a che fare, e c’è chi dice che è colpa nostra, che non abbiamo usato le dovute cautele nei confronti della loro esacerbata suscettibilità di perdenti.

A proposito di perdenti, Eduard Limonov, esacerbato scrittore russo e cofondatore, con Alexandr Dugin (v. qui), del Partito Nazional-Bolscevico, nel maggio 2018 era a Milano, al Libraccio-Romolo, a presentare Zona industriale, la sua autobiografia dal 2003 in poi. Disse, fra le altre, un paio di cose che mi hanno colpito perché testimoniano veramente di un’altra prospettiva. Innanzitutto disse di stupirsi della russofobia dell’Occidente, dal momento che i russi erano venuti in Occidente solo due volte, ed entrambe per aiutarci contro due tiranni, intendendo Napoleone e Hitler; dopo di che, dopo averci aiutati, se ne erano andati lasciando soltanto qualche parolina qua e là, tipo ‘vodka’ e non ricordo più cosa altro. Allora: des deux l’une: o questo considerava tutti i paesi dell’est Europa non-Occidente – cioè di fatto Russia -, oppure pensava veramente che la Russia, nei paesi europei del blocco, si fosse limitata in quarant’anni a disseminare qualche anodina parolina.

[Anche che abbia fatto riferimento a Napoleone è un po’ strano. Napoleone è stato vissuto dall’Europa come un fenomeno assolutamente straordinario, non necessariamente bene accetto, ma non come un tiranno o un flagello; anzi, portava comunque il vento del nuovo – che i russi si sono ben guardati dal recepire. Nessuno, in Europa, metterebbe Napoleone di fianco a Hitler, o direbbe che i russi (e gli inglesi, e gli austriaci, e i prussiani…) ci hanno liberato da Napoleone.]

La seconda cosa abbastanza stupefacente che disse Limonov, fu che lui da tempo insisteva affinché la capitale fosse spostata molto più a est, perché Mosca è troppo vicina all’ovest. Disse “a otto [mi pare] ore dai vostri carri armati Nato“. Cioè, nel 2018, un attacco Nato alla Russia coi carri armati. No ma dico. Un po’ vintage come immaginario. E l’impressione, nel 2022, non è diversa: vecchio vecchio vecchio vecchio. Avranno anche i missili ipersonici, ma nella testa sono indietro di qualche secolo.

La Russia, dicevamo, più che essere invasa generalmente invade. Lasciando da parte il caso dei Mongoli (XIII-XV sec.), ormai molto lontano (ma i russi, come i fratelli serbi, pare abbiano una memoria da elefante), la Russia fu quel che si dice invasa soltanto da Napoleone e da Hitler. Napoleone invase anche Italia, Spagna, Germania, Impero, Svezia-Norvegia e sicuramente qualcosa mi scordo. Hitler invase anche Cecoslovacchia, Polonia (d’accordo con i russi), Ungheria, il resto dell’Europa dell’est, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Norvegia e sicuramente qualcosa mi scordo. Tuttavia nessuno di questi paesi soffre, come invece la Russia, di paranoia da invasione; cioè no, non proprio: i paesi dell’est un’invasione la temono eccome: quella russa, e si tutelano entrando nella Nato, se ci riescono.

Ma per chiuderla, perché potremmo andare avanti ore opponendo diritto a costrizione e autodeterminazione a schiavitù, c’è davvero qualcuno che nell’aggressione della Russia vede qualcosa di diverso da un intollerabile atto di prevaricazione e violenza?

Sì, c’è. Ci sono quelli che ragionano unicamente in termini di potenza, come se la potenza fosse l’unica cosa che regge il mondo. Poiché dunque la Russia post-sovietica ha ritrovato un’identità nell’ambizione di essere ancora una grande potenza, deve, per la legge delle potenze, dominare chi le sta vicino. Per questi teorici della potenza il mondo è uno scacchiere i cui pezzi si muovono secondo dinamiche inappellabili che essi interpretano con la sicumera di aruspici, ostentando scientifica indifferenza per il concreto, cioè i popoli coinvolti. Anzi no, sono molto sensibili: infatti consigliano al popolo ucraino di arrendersi, o meglio gli consigliano di essersi già arreso, per evitare ulteriori distruzioni e sofferenze, poiché contro la potenza non c’è lotta che tenga. L’idea che qualcuno, e in primis i politici, possa credere a quelle che per semplificare chiameremo ragioni ideali, gli pare di una risibile ingenuità. Anzi peggio: “una malattia spirituale“, per citare un aruspice della Bassa modenese.

Ma chissà, magari qualcuno affetto dalla “malattia spirituale” di amare le democrazie liberali e disposto a combattere per quello che considera un valore, e non soltanto un effetto passeggero di “potenza”, c’è ancora.

Chi volesse leggere un breve saggio, molto ben scritto e da persona più competente di me, qui.

7 pensieri riguardo “L’ALLARGAMENTO A EST DELLA NATO”

  1. Condivisibili le tue riflessioni e molto interessante l’articolo di Paul Berman, anche perché offre uno spaccato chiaro e di semplice lettura della situazione pre e post Putin. Mi ha fatto sorridere, poi. quando Berman ha scritto che Putin si è consultato con i fantasmi di Brežnev, Chruščëv e Stalin “che gli hanno detto di rivolgersi al teorico-principe Nicola I. E Nicola I ha detto a Putin che, se non avesse invaso l’Ucraina, lo Stato russo sarebbe crollato”. Insomma, era proprio una questione di vita o di morte! Il sorriso sulle labbra persiste, ma assume anche una smorfia amara.

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    1. Questa guerra sta diventando sempre più tragica, e non si sa come andrà a finire. Ma io non me la sento di aggregarmi a quelli che dicono: basta inviare armi agli ucraini, così la loro resistenza sarà più breve e il macello finirà prima. Non mi piace il diritto della forza e non mi piacciono i ricatti, come non mi piace la Russia di Putin e di Kirill (a questo proposito, altro articolo molto interessante: https://www.ilriformista.it/dietro-putin-ce-la-guerra-santa-di-kirill-fondamentalismo-religioso-e-alla-base-del-conflitto-287435/ ).
      Penso agli ucraini nelle città sotto le bombe, a tutti quelli che sono fuggiti e ancora fuggono, ai soldati russi che stanno morendo abbastanza come le mosche (metti anche che gli ucraini gonfino i numeri, le perdite russe sono enormi per una guerra come le si fa adesso) e non hanno idea del perché. Siamo sicuri che l’annessione dell’Ucraina – perché di questo si tratta, inutile girarci intorno – sia davvero così vitale per la Russia? Io continuo a indagare, come posso.
      Grazie del commento, Alessandra, e cerchiamo di farci, per quel che è possibile, una serena domenica.

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  2. Le armi si mandano perché gli ucraini si devono difendere da una chiara invasione certo poi si lavora per arrivare ad una pace e cercare di smorzare tutto questo testosterone di uomini che circola a chi la spara più grossa!

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  3. “C’è davvero qualcuno che nell’aggressione della Russia vede qualcosa di diverso da un intollerabile atto di prevaricazione e violenza?” Di sicuro non io. Il paragone sarà abusato, eccessivo, ma continua a non sembrarmi improprio: siamo in una situazione da 1938, e speriamo che non sia da 1939.
    Detto questo, da pacifista convinto come ritengo di essere, mi pongo delle domande alle quali sto cercando di dare risposta. Personalmente sono convinto che la NATO, come in generale tutte le organizzazioni militari, sia un elemento di instabilità, qualcosa che rischia di fomentare le guerre e non di impedirle, tuttavia come all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e come dopo l’8 settembre, c’è un aggressore e c’è un aggredito. L’aggressore è la Russia e penso che attualmente sia folle cercare spiegazioni che assomigliano a giustificazioni. Chi spiega le ragioni del povero Putin accerchiato, si sarebbe messo a spiegare le buone ragioni di Hitler? oppure di Riina e Brusca dopo aver ammazzato Falcone? Forse sì, e questo rientra in quella tragedia culturale e psicologica di cui avevo già parlato. Ma, appunto, dicevo che mi pongo comunque degli interrogativi: se è non solo giusto, ma anche doveroso che gli ucraini si difendano, fino a quando e fino a quanto è giusto e doveroso rifornirli di armi?

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  4. @ Alessandro Montani.
    Non so se quello che dici delle alleanze militari in generale sia corretto – nel senso che non ne ho idea. Ma dal momento che, geograficamente, l’Europa è un’appendice dell’Eurasia, oltretutto senza nessuna barriera geografica che la separi dalla Russia, trovo invece che la Nato abbia avuto (accidenti se l’ha avuto!) e abbia tuttora un senso. Certo da ripensare e ridefinire secondo i cambiamenti nel frattempo sopravvenuti. Disgraziatamente l’aggressione russa all’Ucraina ha ricompattato la Nato sulle linee più arretrate e intransigenti.

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