L’OMELIA DEL PATRIARCA KIRILL

Saruman 2022

L’omelia pronunciata domenica scorsa da Sua Beatitudine Kirill I, patriarca di Tutte le Russie e un po’, nella Cattedrale moscovita di Cristo Salvatore e non in un villaggetto sperduto in mezzo alla steppa, ci dice molte cose di questo paese. Come abbiamo letto, per Kirill la guerra in Ucraina – anzi mi correggo, l’operazione speciale nel Donbass, perché è evidente che al patriarca non pervengono informazioni riguardanti il resto dell’Ucraina, su cui Sua Beatitudine pare del tutto all’oscuro – è giustificata e anzi giusta perché salvaguarda il Donbass dall’imposizione, cui andrebbe altrimenti soggetto, di mostrare la propria lealtà all’Occidente per il tramite obbligato di una parata del gay pride. Non un certo assetto economico-finanziario, non la trasparenza e democraticità delle istituzioni, non la tutela e salvaguardia dei diritti umani sono richiesti per essere accettati nel club esclusivo dei paesi occidentali; niente di tutto questo, ti basta organizzare una parata del gay pride e sei a posto: quello è il vero lasciapassare, la cartina al tornasole che mostra senza possibilità di errore se sei o no disposto a andare all’inferno per un po’ di libertà individuale e di trasparenza. Bene ha fatto Kirill a metterlo in chiaro, e speriamo che Zelensky l’abbia recepito, così sa cosa deve fare per togliersi i pensieri e avere tutti gli aerei che vuole.

Comunque, sparata la comunicazione in formato supposta per il popolo, Sua Beatitudine affronta il problema della guerra nel Donbass (resto dell’Ucraina: non pervenuto) in modo assai più serio, come dice egli stesso non fisico ma metafisico – dove per fisico si intendono, penso, i cumuli di macerie e i corpi a pezzi, il controllo del territorio e delle persone, cose così; mentre metafisico è l’enjeu, la posta in gioco. I termini non sono scelti a caso, c’è da scommetterci, perché appena sentono ‘metafisico’ i russi vanno in brodo di giuggiole e ti scodellano come niente una leggenda del Grande Inquisitore. Poiché però le cose meglio del patriarca non le dice nessuno, citerò alcuni passaggi dell’omelia come li riporta un sito a caso, ma si trovano più o meno dappertutto, anche Avvenire ne dà una scelta e un resoconto, un po’ più stringati.

«Oggi esiste una prova per dimostrare la lealtà a questo governo [il potere mondiale prima evocato], una specie di lasciapassare verso quel mondo “felice”, il mondo del consumo eccessivo, il mondo della “libertà” visibile. Sapete che cos’è questa prova? Una prova molto semplice e allo stesso tempo terribile: è il gay pride. Le richieste a molti di organizzare un gay pride sono una prova di lealtà a quel mondo molto potente; e sappiamo che quando le persone o i paesi rifiutano queste richieste, allora non possono entrare in quel mondo, ne diventano estranei. […] I gay pride sono progettati per dimostrare che il peccato è una delle variabili del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei paesi è necessario organizzare una parata del gay pride.[…] E sappiamo come le persone resistono a queste richieste e come questa resistenza viene repressa con la forza. Ciò significa che si vuole imporre con la forza un peccato condannato dalla legge di Dio, e quindi imporre con la forza alle persone la negazione di Dio e della sua verità. […] Intorno a questo argomento oggi c’è una vera guerra». L’argomento è centrale, decisivo: «Se l’umanità riconosce che il peccato non è una violazione della legge di Dio, se l’umanità concorda sul fatto che il peccato è una delle opzioni per il comportamento umano, allora la civiltà umana finirà lì. E le parate gay sono progettate per dimostrare che il peccato è una delle variazioni del comportamento umano». (Qui)

Ricapitolando: l’operazione speciale di Putin, dice il patriarca nel più puro spirito e lessico dostoevskiano, è cosa buona e giusta perché libera i russo-ortodossi del Donbass dal giogo occidentale che vuole costringerli alla peccaminosa deriva lgbt+, la quale, se non sarà stoppata dalla Santa Madre Russia, condurrà alla fine della civiltà umana.

E ben.

Questa è la Russia attuale, signori. E la premessa non esplicitata ma perfettamente leggibile del discorso di Sua Beatitudine è: noi russi siamo meglio degli occidentali. Posizione nota anche come panslavismo, che, come tutti i pan-, poggia sulla convinzione: noi siamo meglio di voi.

Per concludere: è plausibile che la Russia si senta minacciata dall’Occidente (USA, Nato, UE)? A me non pare; tuttavia io non sono un’analista politica né tantomeno militare. Quel che è certo invece, è che la Russia con l’Europa non vuole averci nulla a che fare – se non venderle il gas che le serve per finanziarsi; perché Tutte Queste Russie di cui Kirill è il patriarca, con la loro spaventosa estensione, i loro centoquarantaquattro milioni di abitanti e le loro testate nucleari, hanno un pil che è più o meno quello dell’Italia. E lì credo che sia una parte del problema.

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