Dolcezze dell’Impero

[Avvertenza: Il testo proposto non ha intenti saggistici ma unicamente estetici]

Come persona disinformata sui fatti e per nulla incline a interessarmi di politica, che mi è sempre sembrata un’occupazione per disonesti, mi ero fatta all’epoca una personale teoria sulla lotta armata in Italia. Dopo la seconda guerra mondiale, alla fine della quale ci si era compiaciuti di attribuire alla Resistenza, nella risoluzione del conflitto o quantomeno nella liberazione del territorio nazionale, un peso che non aveva avuto, per alcuni decenni agli individui era sfuggito che non contavano più niente e che per un bel pezzo la cosa sarebbe andata avanti in quel senso. Ci doveva essere però una oscura coscienza della realtà, e di fronte a quella oscura coscienza una rivolta del singolo il quale, senza tener conto dei contesti e mosso unicamente dal desiderio di poter ancora influire, si era gettato nell’azione estrema. Mi ricordava la Fronda durante la minore età di Luigi XIV, le Memorie del Cardinale di Retz e in generale gli ultimi fuochi dell’eroe corneliano che da solo cambia la storia – prima di trasformarsi in honnête homme: onesto sujet du roi, e come tale contribuire all’apogeo della nazione.

Come il giovane Jean-François Paul de Gondi, futuro Cardinale di Retz, aveva trovato nella congiura dei Fieschi il precedente e il modello per la sua personale avventura, allo stesso modo il marxismo, questa teoria totalizzante così parziale, aveva fornito ai lottarmatisti un quadro concettuale sufficientemente plausibile per andare in giro a ammazzare la gente. Perché è vero che il marxismo è contro la guerra – la quale per definizione è sempre imperialista; però non è contro il conflitto, anzi, è per; ma il conflitto altro non è, naturalmente, che una guerra civile, e quella va bene.

Vinsero, naturalmente, Mazzarino e l’Impero. Ci fu un periodo di quiete, quelli che cercavano il conflitto non sapevano dove trovarlo, letteralmente da dove farlo saltar fuori ed erano arrabbiatissimi. Gli Stati Uniti, definiti da un intellettuale marxista “regime abietto” e “nemico del genere umano”, se la cavavano bene e producevano cose interessanti. Altri regimi che io definisco abietti e nemici del genere umano arrancavano da una tirannide all’altra sotto lo sguardo compiaciuto degli intellettuali marxisti residui e producevano più che altro barbe coraniche – dove andava bene, perché in Cambogia e in Corea del Nord andò peggio. Gli intellettuali marxisti residui ammiravano i comunismi asiatici e le barbe coraniche, mentre erano presi da conati di vomito al solo pensiero della democrazia occidentale. Ma la vera boccata d’aria per la categoria, che rischiava l’estinzione, furono le guerre ai margini dell’Impero che permisero di riproporre il modello della cattiva guerra imperialistica contro il buon conflitto civile; fregandosene che le guerre imperialistiche ai margini dell’Impero fossero per un ottanta per cento guerre civili, seppure non guerre di classe.

Basta però con gli intellettuali marxisti residui. Quelli li avremo mille anni con noi, come il nazismo. Io volevo parlare di quanto si sta bene in assenza di conflitti civili. L’economia non tira mica tanto, il Covid le ha dato un’altra botta, i giovani non trovano lavoro ma gli artigiani sorprendentemente non trovano apprendisti perché a fare gli artigiani c’è troppo da lavorare; però i laureati magistrali, come è giusto che sia, vanno a raccogliere pomodori e insomma ci stiamo avviando verso la vera, l’unica reale società senza classi: la società senza classi di stampo americano da cui ci separano soltanto i concorsi statali. Eliminiamoli, e sarà un grosso passo avanti.

Che i conflitti siano scomparsi naturalmente non è del tutto vero. Ce ne sono perbacco, e molto rumorosi, molto social-belligeranti, gente capace di organizzarsi estemporaneamente per andare a spaccare qualcosa, di pianificare in due e due quattro, su Facebook, l’eliminazione fisica di un politico o di un amministrativo; un passatempo in fondo: per quelli con poca fantasia. Li tiene occupati.

Ma quelli con la fantasia invece, in che tempi meravigliosi viviamo! La realtà è lontana, sospesa, evolve secondo criteri suoi, nessun contatto è possibile, ma anche nessun attrito. E se da un lato questo dà origine, come è inevitabile, a un buon numero di riflessioni deliranti che fortunatamente, e letteralmente per forza di cose, rimangono prive di conseguenze, dall’altro apre a uno sguardo spassionato, contemplativo, distaccato, esatto sul suo funzionamento che altro non è che funzionamento del singolo, delle miriadi di singoli variamente raggruppati o non raggruppati, raggruppamenti reali nelle società di stampo medievale e nostalgia di raggruppamento in quelle moderne – le uniche che ci interessano, come è giusto: le altre le abbiamo già viste.

Esercitando la fantasia, misurata sul regolo di una realtà lontana e affascinante, possiamo sprofondare a piacere nell’unica cosa che, seppure imperfettamente, siamo in grado di conoscere: il nostro singolo io; materia interessante, ingannevole, terreno franoso eppure l’unico solido; che deposta ogni orrenda sentimentalità, con sguardo onesto di scienziato possiamo esaminare, di inganno in inganno svelandoli; con obiettivi che variano: dall’arrivare alla morte il più puliti possibile, all’incontrare altri singoli – vale a dire immaginarli; e immaginare un’interazione come umanissima, dolcissima, religiosissima rappresentazione.

7 pensieri riguardo “Dolcezze dell’Impero”

  1. Mi risulta difficile capire chi come per quale miracolo sorgendo dal nulla possa dedicarsi a scoprire il suo io, altro “oggetto” (pensabile) miracolosamente sorto originariamente e per sempre intatto dal nulla, cercando altri miracolati come lui… e tutto ciò per -non si capisce perché- arrivare alla morte più puliti possibile (puliti da ogni imperfetto contatto, immagino: da quello sessuale tra i genitori che mi hanno fatta nascere, dal latte che mi ha cresciuta, dalla scuola che mi ha insegnato a leggere e scrivere… und so weiter)…
    Ma non ti rendi conto che la nostra natura anche di bestie fa sì che siamo sorretti in tutto e per tutto da tutti gli altri? E che il lavoro di scernere e rinforzare, difficilissimo e impegnativo passo passo, non lo possiamo saltare per sentirci, che so, angeli laici?

    "Mi piace"

    1. Veramente sono io che non capisco.
      “sorgendo dal nulla”. E perché? Io non l’ho detto e non lo penso. “nessun contatto è possibile” si intende con la realtà, all’interno di un certo discorso.
      “dedicarsi a scoprire il suo io”. Veramente si chiama introspezione e viene praticata da secoli.
      “Per sempre intatto” E chi dice che sia “per sempre intatto”? Ma intatto o non intatto qualcosa è.
      “altri miracolati come lui” Ma proprio no.
      “arrivare alla morte più puliti possibile” Non pensavo certo a fluidi corporei o contatti sessuali, né pensavo che qualcuno ci pensasse, visto che il contesto era l’introspezione. Intendevo invece con il minor numero possibile di illusioni narcisistiche e altri errori su se stessi.
      “Angeli laici” vedi sopra.
      “la nostra natura anche di bestie fa sì che siamo sorretti in tutto e per tutto da tutti gli altri”. Teoricamente. In pratica c’è sempre qualche pezzetto del mosaico che non è inserito bene e tende a saltare. E’ lì che finisce la bestia e comincia l’altra cosa.
      Comunque avevo messo una riga di avvertenza, che poi ho tolto perché mi sembrava che desse troppa importanza. Adesso la rimetto così speriamo di evitare altri stracciamenti di vesti.

      "Mi piace"

      1. Mi sfugge come, nel disastro storico sociale e culturale che hai descritto, possano sopravvivere intatti individui dediti a una incontaminata introspezione, senza dover almeno presupporre un’anima immortale e divina. Ma non mi pare tu sia religiosa.

        "Mi piace"

      2. Io non lo chiamerei “disastro storico sociale e culturale” solo perché certe cose (forse) cambiano.
        Inoltre tu continui a usare aggettivi come “intatti” e “incontaminati” che io non uso né presuppongo. Io non presuppongo niente. Parto da alcune constatazioni: che gli individui esistono (banale constatazione biologica), che l’essere umano, o se preferisci l’animale umano, si caratterizza per la capacità di riflessione, che questa riflessione può avere come oggetto il riflettente, nel quale caso si può parlare di introspezione. Questo non significa presupporre un’anima immortale e divina – come constatare che il mondo esiste non significa necessariamente presupporre un creatore, né, tantomeno, aderire a una religione rivelata che ti dice per filo e per segno come stanno le cose che non sai e non puoi sapere.
        Constato inoltre che un certo pensiero che parte dalle collettività (cattolicesimo, marxismo) non ama l’introspezione – per i cattolici perché contiene sempre una deriva protestante (cioè, in linea di principio, verso il grado zero della rivelazione), per i marxisti perché è considerata l’ultima spiaggia dell’individuo borghese. Storicamente, si assiste però a una crisi delle collettività, crisi che l’io parlante del testo qua sopra valuta positivamente perché riapre (per alcuni) l’introspezione individuale come via maestra. Il che non significa che debba essere precisamente l’introspezione che facevano Descartes o Pascal.
        Personalmente, sulla reale esistenza e possibilità di esistenza delle collettività – che si chiamino classe o comunione dei santi – sono sempre stata scettica. Problema mio? E’ possibile. C’entra qualcosa con la madre, l’allattamento, il contatto sessuale fra i genitori ecc.? E’ possibile. Ma se c’è una cosa che, per me, sto faticosamente imparando, è lasciar fuori dai giochi il padre e la madre (reali).
        P.S. A proposito del contatto sessuale fra i genitori di cui tu, e non io, hai parlato: Michele Mari, che non è proprio l’ultimo fra gli scrittori italiani contemporanei, nell’opera autobiografica Leggenda privata a proposito del “contatto sessuale” fra i suoi genitori conia l’espressione l’ “abominevole coito”. Io ti invito a abbandonare per un attimo i cieli della teoria e a considerare che per un numero rilevante di casi, che magari sono pure la maggioranza, e per i più svariati motivi, i contatti sessuali fra i genitori, visti con un minimo, ma veramente un minimo di distanza, non sono altro che un abominevole coito. E non certo per un malinteso pudore filiale, ma proprio in sé.

        "Mi piace"

      3. In effetti si precisano le posizioni. Il disastro lo hai descritto tu: che la resistenza non abbia avuto il peso attribuitole – ma lotte e morti ci sono stati! -, che la politica sia “occupazione per disonesti” (e niente altro?) ma soprattutto che gli individui si caratterizzino per capacità di riflessione…. come se la riflessione non fosse sempre relativa al contesto in cui sorge e si esercita (con le notissime differenze di riflessioni fatte tra individui e culture)… ecco è questo il punto in cui trovo troppo astratto+generale il tuo argomento. Ma, appunto, se il TUO contesto in cui vivi è sprezzabile, come puoi salvare interamente la tua riflessione?
        Non è una questione banale.
        Quanto al coito orribile o piacevole che sia, mio padre e mia madre ci hanno voluti, come io ho voluto i miei figli (e come questa è la base per giustificare l’aborto: solo la madre può sapere se vuole/può mettere al mondo e allevare un figlio), quindi credo che in moltissimi casi l’orribile coito si accompagni ad amore, per l’altro e per il futuro terzo e quarto, ecc. E anche questa è riflessione, eccome, e in più naturale istinto.

        "Mi piace"

      4. Ribadisco: io non ho descritto nessun disastro.
        – La Resistenza non ha avuto – nei fatti, militarmente – il peso che le è stato attribuito. Del peso ideale non ho parlato. Il mio discorso verteva sul peso nei fatti, nelle conseguenze, dell’azione rivoluzionaria individuale. I partigiani da soli non avrebbero combinato un bel tubo, a parte fare ammazzare dei civili.
        – sulla politica: io ho scritto che “mi è sempre sembrata un’occupazione per disonesti”. In effetti non credo che un politico di mestiere possa essere onesto. Ma certo i politici ci vogliono, come i commercianti. Non direi mai che si può fare a meno dei politici, non sono mica una 5 stelle.
        – Non considero il MIO contesto in cui vivo sprezzabile, sei tu che lo consideri tale. Ma se anche fosse: adesso la patente per riflettere la diamo solo agli ottimisti? A quelli con la morale giusta? garantita afferente a qualche tradizione consolatoriamente positiva? Non ho capito, io mi leggo le tirate moraleggianti di e su Fortini ma la mia riflessione non va bene perché non considero che “la riflessione è sempre relativa al contesto in cui sorge e si esercita (con le notissime differenze di riflessioni fatte tra individui e culture)”? Ma che cavolo vuol dire? Io parlo della riflessione come facoltà, non dei suoi contenuti! E se trovi troppo astratto e generale il mio argomento ti faccio notare che il tuo non è più concreto solo perché parli di fluidi corporei (utilizzando ovviamente parole incorporee).
        L’abominevole coito era un P.S. ‘Abominevole’ non c’entra nulla con piacevole o spiacevole. ‘Abominevole’ ha significato morale. E ho qualche dubbio che le conseguenze di un atto abominevole possano essere così positive per un secondo e terzo e quarto. Poi naturalmente il diavolo non è mai brutto come lo si dipinge, infatti il mondo, in qualche modo, va avanti.
        Aborto: sono naturalmente del tutto contraria a una penalizzazione dell’aborto e ritengo che la possibilità di scelta assicurata dalla legge debba essere garantita nei fatti – il che significa che i ginecologi obiettori di coscienza debbono passare ad altra specialità. Detto questo, personalmente considero l’aborto una pratica abominevole. Guarda un po’ come sono fatta.

        "Mi piace"

      5. No Elena non parlavo del TUO contesto, ma del nostro comune in cui viviamo. In effetti la riflessione ha sempre un argomento, perché è una facoltà che si esercita, e l’argomento è in qualche modo “contestualizzato”.

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...