OBIETTIVO: SODOMA (Le storie del Cappello Floscio 4)

«Naturalmente le preghiere sono indispensabili a ogni età. Anche a 79 anni,  l’età del cardinale Bassetti secondo il quale il ddl Zan “andrebbe corretto più che affossato”. Mentre la volontà di Dio riguardo una legge intitolata “Misure di contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale…” sembra proprio l’affossamento. Siccome a Sodoma discriminò e commise violenza fino alla strage: il primo omofobo della storia, nostro Padre.»

(Lamillo Cangone, qui)

Quella sera il Cappello Floscio aveva mangiato troppa carne a una cena di eremiti. E la porchetta di Sant’Antonio, e l’agnello del Battista, e le orrende bistecche di leone di San Girolamo (permaloso com’era non avevano potuto dire di no). Fortuna che dopo era girato il piccion magro di san Francesco (un piccione per dodici persone), poi i tenerelli di pollo di Santa Brigida e il brasato di Santa Genoeffa. Ma di nuovo il pasticcio in crosta della Guardiana delle Oche era molto unto; e quando per finire era arrivata in tavola la casetta di cioccolato e marzapane di Hänsel e Gretel il Cappello Floscio aveva capito che la notte sarebbe stata difficile. Pazienza si disse, reciterò il rosario completo di centocinquanta avemarie.

Vero è che dietro alla carne ci aveva mandato parecchio Salamino di Santacroce, quello della cantina di Sant’Ilario che scioglie anche i sassi, ma la notte fu ugualmente difficile. Fra il pater e la centoquarantunesima avemaria si addormentò di un sonno pesante.

L’angelo lo trasportò in sogno presso le Querce di Mamre, là dove Abramo e il Signore stavano discutendo di Sodoma. E a forza di giocare alla morra si erano quasi messi d’accordo quando il Cappello Floscio, che già vedeva sfumare il barbecue, superò gli ultimi metri con una corsettina a chiappe strette e interloquì.

“Ma come! – disse il Cappello Floscio al Signore – non mi dirai che ti rimangi la parola! Che per dieci pidocchiosi giusti lascerai sussistere quel covo di sodomiti!”

“Un momento – disse Abramo, scocciatissimo perché era quasi riuscito a convincere il Signore. “Un momento. In quanto abitanti di Sodoma sono per forza Sodomiti, con la maiuscola. Non c’è scandalo in questo.”

L’altro lo squadrò: “Lei ha fatto l’università vedo. Facoltà filosofica, le fini distinzioni. Non ci servono, grazie. Vada a badare alle sue pecore che col Signore ci parlo io. “

Anche il Signore, a dir la verità, era piuttosto scocciato per l’arrivo del rompiballe. Ma poiché il rompiballe in fondo sosteneva la sua posizione non poteva levarselo dai piedi come avrebbe voluto. Però una cosa la poteva fare. Valutò con un’occhiata i due angeli che lo accompagnavano. Scelse il più remissivo – timido, un po’ gobbo, Ezrael se non andava errato – e gli intimò: “Ecco, tu andrai col Cappello Floscio alla città di Sodoma, appurerai come stanno le cose e farai rapporto domattina.” E fatto cenno all’altro angelo di seguirlo s’involò.

Il Cappello Floscio non era per nulla contento. Non gli andava di avvicinarsi al braciere – con quel tipo poi. Pieno di brufoli, denti gialli, alito cattivo. Ma il tipo si era già incamminato e il Cappello Floscio non poté che seguirlo. Nel peggiore dei casi, si disse, si sarebbe attaccato al mantello di Lot e non lo avrebbe più mollato.

Davanti alla casa di Lot ci fu la prima discussione. Ezrael voleva a tutti i costi passare la notte sulla piazza “per avere il polso della situazione”, il Cappello Floscio dovette letteralmente spingerlo dentro la casa, e anzi spingendolo per le spalle gli finirono le mani sulle ali e gli fece un po’ schifo. Ma ormai i Sodomiti li avevano visti; il dorso pennuto del piccolino, in particolare, li stuzzicava; l’altro veramente no, sembrava un piatto di cotiche al verde, ma già che c’erano li reclamarono entrambi.

Ezrael perse subito la testa. Voleva che Lot mettesse a disposizione dei Sodomiti le sue figlie per tenerli buoni (nel rapporto, poi, scrisse che era stata un’idea di Lot). Lot saltellava sulle spine, saltellando finì dietro le spalle del Cappello Floscio e vide che non aveva le ali. Nel frattempo i Sodomiti avevano quasi abbattuto la porta. Ezrael tentò un incantesimo ma riuscì solo a distruggere un cardine. Lot uscì a parlamentare. Teneva la porta socchiusa e la copriva con le spalle. Si sentivano risate sguaiate, fischi e parlottamenti. “Accordo raggiunto! – gridò Lot verso l’interno e fece segno al Cappello Floscio di avvicinarsi. Il Cappello Floscio esitò. Poi ricordò che il posto più sicuro era attaccato al mantello di Lot e lo raggiunse. Lot gli cinse amichevolmente le spalle, piroettò su un fulcro immaginario e alla fine del giro di bussola lui stava dentro e l’altro fuori dalla porta sprangata. Il Cappello Floscio capì che l’accordo era lui.

Quella notte i Sodomiti si divertirono un sacco. All’alba Ezrael spedì il dispaccio e filò con Lot e famiglia. Alle sei cominciò la pioggia di fuoco. Alle sei e mezza la moglie del Cappello Floscio andò per svegliarlo e lo trovò morto nel letto.

Il medico era perplesso. Si schiarì la gola e disse alla vedova singhiozzante che purtroppo si trovava nell’obbligo di avvertire la polizia. La vedova singhiozzò più forte. Quando arrivò il commissario il medico lo prese da parte: “Ci sono delle cose molto strane…”

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