À SUIVRE… 4 (Fortini e la scienza della divulgazione: Ventiquattro voci per un dizionario di lettere)

Franco Buffoni: Una settimana fa è uscito Silvia è un anagramma e da più parti mi si sollecita a rispondere alle critiche. Certo, potrei farlo, ma non credo che avrebbe senso quando chi critica dimostra palesemente di non possedere una bibliografia aggiornata sui temi inerenti all’orientamento sessuale e agli studi di genere.

Ennio Abate: Lo faccia, Buffoni, Segua, se è in grado, l’esempio di Fortini: “Bisogna scaldarsi – disse all’incirca – con quello che si ha. Io su molte cose preferisco essere un arretrato, un tonto, perché non posso, non ho tempo, non ho testa. È giusto che sia così, Non servono le ultime novità. Un buon manuale liceale spesso è sufficiente. In filosofia o punti sullo specialismo o punti sull’ignoranza. I due – il filosofo e il tonto – s’incontrano e vanno a passeggio conversando.”

(http://www.leparoleelecose.it/?p=38960)

  1. Scrivere a cottimo

Nei primi anni ’60, perdurando l’epoca d’oro delle enciclopedie e altri repertori venduti a fascicoli nelle edicole, era piuttosto frequente che intellettuali e specialisti di vaglia redigessero le voci relative al proprio campo o alla propria specialità. Anche quando editore e piano dell’opera garantivano un accettabile livello di serietà, è chiaro che questo genere di articoli non poteva avere né carattere di ricerca, né essere altrimenti fonte di prestigio o di particolare gratificazione per l’autore. Erano scritti divulgativi: un lavoro svolto onestamente, il cui senso per colui che redigeva, magari con un sentimento di sufficienza se non quasi di vergogna, era di costituire una fonte di reddito. (… Continua su Poliscritture)

8 pensieri riguardo “À SUIVRE… 4 (Fortini e la scienza della divulgazione: Ventiquattro voci per un dizionario di lettere)”

  1. Ecco che ritrovo il Fortini che mi avevi citato!
    Spieghi benissimo il modo in cui Fortini argomenta e fai capire perché è così faticoso. Detto altrimenti, mi hai chiarito una delle ragioni per cui non riesco proprio a digerirlo. Gli estratti dalle sue voci di enciclopedia sono però molto belli e chiari. Non banali, comunque impegnativi, ma si capisce che cosa vogliono dire.

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    1. La “Premessa” è stata un osso duro. Però un osso col midollo, come si dice, e più midollo di quello che ne ho cavato io. Adesso mi piacerebbe leggere i suoi articoli su Nietzsche, perché ho l’impressione che sia uno dei pochi rimasti esenti dalla Nietzsche-Heidegger-mania. Vedrò se, abituandosi al suo stile, si fa meno fatica… Grazie della lettura e del commento!

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  2. Commento estemporaneo che non c’entra nulla con Fortini, ma c’entra molto con il titolo del tuo blog: sono un accanito bevitore di tè, rigorosamente in foglie e non in bustina e assolutamente di ottima qualità. Durante gli anni inglesi mi servivo esclusivamente da Fortnum & Mason, mentre a Genova compro il tè dalla Drogheria Torielli, un bugigattolo nel centro storico dove si può trovare qualsiasi delizia possa venire in mente e scoprirne un’infinità che neppure si poteva pensare che esistessero. Se ti capitasse di passare per Genova, non perdertela.

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    1. Anch’io sono una accanita bevitrice di tè rigorosamente in foglia (e non nella polvere delle bustine). Purtroppo la paralisi psicologica da lockdown (vivo nella profonda provincia) mi ha recentemente ridotto alle bustine equosolidali del Conad. Tutto congiura a farmi sentire vecchia… 🙂

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  3. Complimenti, Elena, un articolo davvero interessante (!!), fra tutte mi è rimasta impressa l’argomentazione di Fortini sull’autobiografia, al punto che ho preso qualche nota 😉 Leggendo, sempre nell’altro blog, l’intervento di un commentatore, ho visto che è stato citato un saggio di Grazia Livi, guarda caso lo stesso che ho letto io negli ultimi mesi… Approfitto dell’occasione per dirti che è bellissimo, che l’autrice è riuscita a rapirmi dalla prima all’ultima pagina grazie ad una prosa chiara, scorrevole e coinvolgente, e che soprattutto mi ha permesso di scoprire una scrittrice friulana dell’Ottocento di cui si parla pochissimo in giro e che mi piacerebbe approfondire: Caterina Percoto.

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    1. Cara Alessandra, grazie del commento e felice di esserti piaciuta! Fortini sull’autobiografia mi ha illuminato, ma ci sono altre voci che “prendono” parecchio.
      Il saggio di Grazia Livi l’ho ordinato stamattina, spero di riuscire a leggerlo in tempi brevi, ma, come saprai per esperienza, la pila del “da leggere” cresce e non si smaltisce.
      (In confidenza: Caterina Percoto non l’avevo mai sentita nominare … 🙂 )

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      1. Purtroppo non pubblicano i suoi racconti da anni, se sei fortunata trovi qualche vecchia edizione al mercatino dell’usato… oppure in ebook, a prezzo molto contenuto (così ho fatto io). Adesso è in lista d’attesa, ma anche per me va ad aggiungersi al mucchio dei tanti che sto già leggendo o che vorrei iniziare da tempo, quindi vedremo… Nel frattempo, sarebbe bello se anche tu ci dessi una sbirciatina (un abbraccio!)

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