À SUIVRE… 3 (Georg Büchner, La morte di Danton)

Su Poliscritture, qui, il mio articolo su:  Georg Büchner, La morte di Danton.  Rivoluzione – Interiorità – Natura. (Fortemente raccomandato)

13 pensieri riguardo “À SUIVRE… 3 (Georg Büchner, La morte di Danton)”

  1. Ode a Elena,
    ormai approdata a lidi a noi comuni mortali preclusi.
    Ode a Elena,
    che torna ai classici consentendomi di parlarLe.
    Ode a Elena,
    che ben due volte traccia sul foglio la parola “borghese”.
    Ode a Elena,
    che mi ha fatto rileggere d’acchito il Danton.
    Ode a Elena,
    anche se la lingua s’inceppa tentando di commentare tanta sapienza.

    È vero, il Danton pone problemi rispetto all’afflato rivoluzionario di Büchner, e questo non fa a mio avviso che aumentare il suo spessore di grande artista.
    Parto da quando dici che Büchner non era romantico: forse è vero, ma era comunque tedesco, imbevuto di cultura romantica e idealista: nonostante Strasburgo, come poteva pensare che la Rivoluzione risolvesse tutto? Se avesse voluto essere apologetico, avrebbe scritto un dramma sulla presa della Bastiglia.
    Invece a mio avviso Büchner ci mostra i due estremi che la rivoluzione e i rivoluzionari devono evitare.
    Danton è rinunciatario perché appagato: è un puttaniere, è ricco, e la prima scena, che tu giustamente dici potrebbe essere da ancien régime, lo è apposta, ad indicare che ormai egli e i suoi si sono costituiti in nuova casta. Quindi ormai rappresentano la controrivoluzione, ovvero almeno un nuovo status quo che li appaga. La rinuncia di Danton, la sua voglia di pace può essere anche letta come la voglia di adagiarsi sull’esistente che si è costruito.
    Robespierre è l’Essere Supremo, colui che giudica il bene e il male e punisce tremendamente sulla base di una morale civile meccanicistica e del tutto illuministica, che non tiene conto della problematicità della realtà, ben presente al giovane Büchner.
    Entrambi sono a mio avviso per Büchner eroi negativi, (anche se Danton, essendo più umano, è più simpatico) ed entrambi lavorano per far finire male la rivoluzione (teniamo presente che Büchner sa come andò a finire).
    La rivoluzione è necessaria, ma lungi dal risolversi con la presa del potere deve agire sull’essere. È anche per questo che in genere divora i suoi padri, (è lui ad aver coniato la locuzione?), spesso inadeguati al dopo.

    Così, senza rifletterci su molto.
    V.

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    1. Grazie dell’ode :-), anche se proporrei di tenere il genere per più acconci oggetti (o più degni soggetti).

      “che ben due volte traccia sul foglio la parola “borghese” ” – vedi che a usarla poco fa più effetto!

      Scherzi a parte, sulla tua interpretazione del personaggio di Danton – di come Büchner secondo te vede Danton – sono solo parzialmente d’accordo. Sicuramente Danton è un personaggio troppo rinunciatario per essere un eroe positivo (quanto al puttaniere, sarai mica moralista anche tu?). La sua ricchezza, se ben ricordo, è toccata nel dramma soltanto in un punto, retoricamente, da un accusatore, allo scopo di diminuire la sua popolarità (“Danton mangia cacciagione da piatti d’argento…”); il punto è che la corrente “intransigente” di Robespierre non vuole affatto mettere in discussione la proprietà privata, quindi nemmeno la ricchezza privata, alla quale a quel punto è difficile porre dei limiti. Il principio regolativo per Robespierre dovrebbe essere l’onestà, ancorata nell’Essere Supremo. Immaginati ben te. A me sembra che – fermi restando il suo odio e la sua insofferenza per la Restaurazione e tutto l’ambaradan dell’ancien régime e della borghesia douillette e benpensante (è incredibile come anticipi gli espressionisti) – Büchner non vedesse delle gran soluzioni. Poi lui è un uomo di scienza, il suo interesse principale rimane la natura, disgregare la morale a partire dalla natura (Woyzeck); gli interessano i nervi del cranio, il sistema nervoso e i suoi malfunzionamenti (Lenz); ci vorrebbe una rivoluzione che cambi anche la natura. Non so. Agire sull’essere? Illuminami un po’ di più…

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      1. Agire sull’essere.
        Ti racconto una cosa che ho vissuto.
        Nel 1984 ho visitato la Romania. di Ceausescu. Situazione drammatica. Il Conducador aveva deciso di restituire tutto il debito estero fatto nei decenni precedenti per dotare il paese di fabbriche, infrastrutture etc. (ma guarda guarda… il debito…) e tutto veniva esportato (ma riguarda riguarda…). Risultato: tutto razionato, piatto unico nei ristoranti, servizi al minimo (per quanto abbia visto e capito da turista.
        All’epoca fumavo, e lì compravo le sigarette locali, ottime ed abbondanti (uno dei pochi beni disponibili).
        TUTTI quelli che mi si avvicinavano per fare cambio in nero 8erano pieni di Lei ma non c’era nulla da comprare) oltre ai dollari mi chiedevano le sigarette Kent, (Le Kent… sigarette da signora dal filtro bianco) ed qundo dicevo di avere solo quelle locali le schifavano. Avevano anche il mito dello shampoo FA (te ne rammenti? lo shampoo FA nella confezione verde…).
        Ora, la Romania era veramente il paese messo peggio tra quelli del PdV, MA è indubbio che il capitalismo è in grado di corrompere le menti sino a far sognare ai Rumeni le Kent e il FA, e a noi indurre bisogni del tutto superflui, per cui se non abbiamo…. (mettici quello che vuoi) siamo infelici.
        Per sopravvivere, una Rivoluzione ha bisogno di agire su questi meccanismi e su molti altri, facendo riacquistare alla gente il senso delle cose veramente importanti, compito più che arduo.
        Al punto in cui siamo lo slogan Il capitalismo ti dà il superfluo, il socialismo l’essenziale è una delle pietre al collo di una prospettiva socialista, perché oggi ci hanno fatto credere che il superfluo sia necessario e il necessario superfluo.
        Quanto al puttaniere, è termine che nasconde in me una buona dose di invidia. Che ci vuoi fare, è andata così.
        V.

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      2. Caro, carissimo Vittorio, chi stabilisce quali sono le cose veramente importanti? Chi tira la riga fra il veramente necessario e il superfluo? Chi sarà il filosofo (i filosofi) al potere che si prenderà l’incarico assassino di moralizzare l’umanità?
        Io credo di essere pochissimo consumista, tuttavia per un certo numero di anni ho bazzicato mercatini, antiquari e robivecchi riempiendomi la casa di cianfrusaglie perfettamente superflue, anzi nocive, perché la cosa mi gratificava.
        Non meniamoci per il naso, l’uomo vive per il superfluo. Che sia un copricapo di piume variopinte o una collana di perle, il vero oggetto del desiderio è l’inutile, non il necessario. Vogliamo fare di tutti dei santi? Non è che stiamo confondendo il comunismo col Regno dei Cieli per caso? Orribile confusione foriera di sventura, eppure i comunisti sconfessati dalla storia ma che (ammirevolmente) non demordono, tirano spesso a un millenarismo messianico à la Bloch…

        (Poi – il capitalismo dovrà darsi una regolata. Se la darà o gliela daranno, vedremo)

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  2. La differenza tra di noi è che Tu ragioni in una prospettiva individuale e io in una prospettiva sociale. Non so se ho ragione, ma il necessario sono ad esempio le cure gratis per tutti e il superfluo le slot machine legalizzate per creare altro business a scapito di poveri cristi.
    Il capitalismo non si darà una regolata: la direzione (guarda caso dagli anni ’80) è opposta. Unica prospettiva realistica la sua autodistruzione via guerra.

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    1. – Ma se gli togli le slot machine i poveri cristi si buttano sui combattimenti (illegali) di cani o di galli o su altri ameni passatempi. Il problema sono i poveri cristi (cioè tutti noi), non le slot machine.
      – La direzione può sempre essere aggiustata, oppure andremo incontro a una drastica potatura. Autodistruzione non credo, a meno di tornare alle società di cacciatori raccoglitori.

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      1. Quindi il problema è l’animo umano. Non concordo: il problema è l’alienazione generata dalla costruzione sociale, funzionale alla sua conservazione. Se il modello supremo è il successo economico sono necessarie slot e lotterie per creare l’illusione che tutti possiamo accedervi. Se il modello è la superiorità del gruppo nei confronti degli altri sono necessarie forme di canalizzazione della violenza e di suo apprendimento anche precoce, per poterla poi utilizzare al momento giusto.
        Come forse Ti ho già detto, credo fortemente nella possibilità della distruzione totale: stavolta ce la possono fare, e non credo che ci sarà più spazio neppure per cacciatori o raccoglitori. Torneranno gli altri esseri, cui abbiamo sottratto tutto.

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      2. Mi sembra che siamo arrivati allo stadio in cui si discute se viene prima l’uovo o la gallina…
        e nemmeno stavolta ci metteremo d’accordo 🙂
        Grazie della pazienza e a presto

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  3. Quanto al millennarismo messianico, all’essere sconfessati dalla storia, scusa se te lo dico ma è solo superficialità di analisi rispetto a un movimento che la Storia l’ha mossa, eccome, sulla base di una capacità di interpretarne le dinamiche reali. Ci sono stati gli errori, anche tragici, ma se non ci fosse stata quella roba lì saremmo messi molto peggio: esattamente dove adesso vogliono farci tornare perché credono che quella roba lì non ci sia più.

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  4. Leggo adesso questo pezzo di commento. No be’, il millenarismo, le convergenze mistiche e il presente messianico sono attualmente roba vostra (v. Toni Negri che sembra San Francesco, Tronti che cita Meister Eckhart, per non parlare di Bertinotti in ritiro sul monte Athos). Sconfessati dalla storia è un’espressione rozza e imprecisa, ma io penso ad esempio al mio professore di storia e filosofia del liceo (non certo un’aquila) che nel 1972, 73 diceva, come se fosse un’ovvietà incontrovertibile, che “la storia va a sinistra”. Be’ insomma. Può anche darsi che sarebbe stato meglio che ci fosse andata, ma intanto non c’è andata.

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    1. Anche io leggo solo ora.
      Ma tu credi davvero che possa considerare maestri o solamente esempi o semplicemente compagni di strada gente come Negri, Tronti (il meno peggio della triade) o Bertinotti? Bertinotti???
      È vero, la Storia non è andata come si aspettavano quelli del 1917, del 1945 o del 1968, anche perché:
      a) sicuramente il capitalismo ha dimostrato una flessibilità e una capacità di adattamento diciamo così superiore alle attese;
      b) Il potere oggettivo di cui ha sempre disposto gli ha permesso, spesso con la violenza, di rintuzzare gli attacchi;
      c) la Storia la fanno, oltre alle condizioni oggettive, gli uomini, come ci ha insegnato qualche maestro vero, e non è che abbiano abbondato;
      d) sono stati fatti molti errori, alcuni dei quali per incapacità altri per la drammaticità delle sfide affrontate;
      Se per andare a sinistra intendi la prospettiva di una diversa organizzazione sociale ed economica direi che, perlomeno per quanto riguarda il cd. occidente hai ragione: se intendiamo invece un progresso nelle condizioni sociali di grandi masse di gente questo è un dato di fatto, e non è che ci sia stato regalato, come dimostra il fatto che ormai da più di trent’anni lavorano alacremente per togliercelo.
      Ma non bisogna disperare: questi (compresa quella che oggi si chiama sinistra, vero architrave dell’ordine liberista) ci stanno portando dritti alla catastrofe. E che sarà mai? Potremo ancora scegliere tra morire per una guerra o per il collasso dell’ecosistema… a meno che l’infinita saggezza delle Frau Merkel e Von der Leyen, di Mr. Biden e di Monsieur Macron e degli altri o di chi ci sarà, campioni dell’altruismo politico e latori di una visione del mondo che illumina le masse non riescano in ciò per cui lavorano indefessamente ogni giorno: un mondo di pace, dove tutti si amano perché la democrazia è stata esportata in ogni luogo, dove molti popoli sono felici di lavorare a basso prezzo per produrre i beni che altri consumano, dove sicuramente l’energia sarà pulita, la foresta amazzonica risorgerà e la VW e gli altri produrranno motori che emettono fiori, dove l’acqua ed anche l’aria avranno il loro giusto prezzo, dove ci saranno alcuni superricchi ma buoni, che doneranno agli sfortunati povery ogni natale fantastici doni, dove ognuno però lavorando duro può farcela, e se non ce la fa è perché non si impegna a sufficienza, dove tutte le nazioni del mondo esporteranno come la Germania, dove anche l’Italia avrà finalmente fatto le riforme e i suoi anziani avranno quindi smesso di campare alle spalle di nipoti che, grazie al valore della flessibilità, potranno cambiare lavoro ogni mese, un mondo dove anche la salute, essendo un valore, è ovviamente monetizzata e chi la mantiene riceve la giusta mercede. E l’ordine regnerà sovrano perché nessuno oserà più dubitare che quello sia il migliore dei mondi possibili.
      Ma sento l’irresistibile richiamo del letto, quindi ti saluto qui.
      V.

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