MOTTI LATINI

Ovidio

 

Sto leggendo la raccolta di racconti Non c’è. E non deve esserci (Mimesis) della scrittrice ungherese contemporanea Edina Szvoren. È una scrittura di qualità. Purtroppo ciò che questa scrittura di qualità veicola a me è che l’Ungheria dev’essere un posto abbastanza orrendo e gli Ungheresi un popolo decisamente triste. Ma non è di questo che voglio parlare.

Il fatto è che, leggendo, arrivo alla frase: “Solo l’ingegnere forestale capiva cosa volesse dire cito pede labitur aetes.”

Ettecredo che lo capiva solo lui, penso, c’è un errore di stampa. Ovviamente è aetas e non aetes. Ma guarda questi correttori di bozze (pardon, questi editor). Poi, presa da scrupolo (io sono sempre presa da scrupoli), vado a controllare. La frase latina, che google mi dà come citazione da Ovidio, è naturalmente cito pede labitur aetas. Però, nella riga immediatamente sotto, ecco che c’è anche cito pede labitur aetes. Che storia è questa. Clicco e mi compare la seguente schermata:

IMG_20200725_150958_BURST001_COVERE non è l’unica. Pare che nei prontuari ungheresi di motti latini diffusi sul web, l’errore di vocale sia egemone. Quindi: Edina Szvoren è andata a cercarsi la frase latina su un centone digitalizzato; l’editor ungherese non si è accorto dell’errore; la traduttrice italiana non si è accorta dell’errore; l’editor italiano non si è accorto dell’errore; l’unica che è inciampata su quell’aetes è una stronza di insegnante in pensione. È inciampata perché è vecchia, se no l’avrebbe agilmente scavalcato.

Conclusione – anzi, conclusioni:

  1. Se non sapete il latino, perché non lasciate perdere? (o in alternativa cercate una fonte affidabile).
  2. L’errore, così radicato, diventerà in breve tempo una variante; col diffondersi della letteratura ungherese si imporrà come dominante – in fondo la storia delle lingue è piena di fatti del genere – e soppianterà la forma originariamente corretta. E a quel punto si scoprirà che il latino è ancora una lingua viva. Che si evolve.

4 pensieri riguardo “MOTTI LATINI”

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