LAMILLO CANGONE e l’antimodernismo al culatello

Del miles Christi e defensor fidei Lamillo Cangone, riflettevo l’altro giorno di fronte all’ennesima cazzata per cui è stipendiato da un quotidiano nazionale, bisogna però ammirare l’attacamento al Padreterno: avendogli il suddetto Padreterno affibbiato una facies che ricorda straordinariamente un preservativo usato, anziché lamentarsene col responsabile, come già il Leopardi della gobba, Lamillo parte all’attacco della modernità laica con una determinazione da far vergogna a Pio IX.

Ultimamente il Cangone ce l’ha con la mascherina e con la cabala dei virologi che ha indotto il governo a imporne l’uso. Lui stesso fa riferimento a un’autorità più competente: San Francesco. Il quale avendo trattato di sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare, ha titolo per intervenire nella discussione sulla trasmissione del virus.

Sto scherzando naturalmente. San Francesco, secondo Cangone, è un’autorità non in materia di virus ma in materia di serena indifferenza nei confronti della morte (propria e altrui, bisogna dire a proposito dello sprezzo della mascherina), come anche i filosofi Parmenide, Epicuro, Seneca, Spinoza, Tocqueville, Marco Aurelio, Leopardi e Simone Weil, infilati uno dietro l’altro e provvisti di citazione formato supposta per confondere Massimo Cacciari il quale, tenendoci alla mascherina e dunque alla propria pelle (e magari anche a quella altrui), non è un filosofo.

Meglio vivere un giorno da leone che cent’anni da pecora, come disse qualcuno. Ma non era San Francesco.

Chissenefrega, non andiamo nel dettaglio. Ultimamente San Francesco è un asso pigliatutto, un jolly da sfoderare non appena un’istanza razionale voglia cacciare il naso nei misteri della fede – o della liturgia, le cui buffonesche sclerotizzazioni non tollerano distanziamenti sanitari. D’altra parte lo dice anche anche l’attuale primate ucraino Filarete, che alla comunione sotto le due specie non si attacca niente. E sappiamo da Voltaire che un autodafé eseguito secondo le forme è un sistema sicuro per scongiurare i terremoti, mentre sull’azione antibatterica delle processioni ci informa il nazionale Alessandro.

Ma sto divagando. Il punto che mi incuriosiva – che volevo indagare – è da dove venga al Cangone la sprezzante faccia tosta (faccia di bronzo non si può dire, piuttosto genere zampetto di maiale bollito) con la quale spara sovrane cazzate di cui è chiaro che pensa di non dover rendere conto a nessuno. La risposta è facile: gli viene dal culatello.

Cangone è di Parma e i parmigiani, si sa, sono una razza superiore. A Parma anche i pezzenti hanno un’aria da principi; intanto perché hanno dato i natali a Giuseppe Verdi, e poi hanno avuto il privilegio di essere assegnati come appannaggio – come grazioso dédommagement per un matrimonio politico girato male – alla non ancora vedova di Napoleone Maria Luisa d’Asburgo-Lorena o d’Austria – che a Parma si chiamò però Maria Luigia, perse l’Austria e la Lorena e fu solo e intimamente loro. Sulle ali di Maria – Luigia i parmigiani si sentono sollevati in un empireo imperial-ducale dal quale devono ancora discendere.

A Parma ci sono i tizi che il sabato pomeriggio passeggiano con la pelliccia aperta sul torace nudo e due levrieri afgani al guinzaglio; a Parma le vie si chiamano strade, si mangia la torta fritta e sembra che i salumi li sappiano fare solo loro. Coltivano il giardinetto della storia locale neanche fosse il Reame di Francia. Si muovono circondati da un alone d’antan, hanno la nobiltà certificata Asburgo-Lorena (ma preferiscono credere che Maria Luigia fosse di Parigi, l’Austria gli è un pochino provinciale), hanno la smania di distinzione, devono distinguersi a tutti i costi, va bene qualsiasi cosa. Se non c’è altro ci distinguiamo col paradosso antimodernista, che più è cretino più fa colpo. Lamillo Cangone crede che dalle sue labbra parli lo Spirito Santo. In realtà è soltanto il culatello.

6 pensieri riguardo “LAMILLO CANGONE e l’antimodernismo al culatello”

  1. Imparo sempre tante cose dai tuoi scritti. Ignoravo l’esistenza di Camillo Langone, oppure me ne ero dimenticato, chissà. Allora ho digitato il suo nome e, sì, la faccia ha davvero quell’aspetto. Attenta però che potrebbe accusarti di body shaming!
    P.S. Avendo un quarto di sangue parmigiano (ma anche un quarto di sangue ferrarese), ho dovuto fare un po’ di esame di coscienza, ma mi sono rassicurato, visto che non indosso pellicce – confesso che sul torace nudo avrebbero un certo fascino – e soprattutto non ho levrieri da condurre a spasso, anzi non ho neppure un pesciolino rosso.

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    1. Camillo Langone? C’est toi qui le dis…
      Su Parma ho calcato un po’ la mano: ressentiment di vicini più grezzi, ed è pur vero che se la tirano troppo.
      Piuttosto ieri un amico mi ha linkato una lunga intervista al Cangone, dalla quale si evince nero su bianco che la mia tesi di fondo è sbagliata: non gli piace il culatello. (Non posso mettere il link, ma se digiti Lamillo Cangone Linkiesta dovresti trovarla).
      Per il resto credo di aver colto abbastanza bene il tipo: di fondo (se ne accorge anche lui), quando un’idea è condivisa da più di due persone si sente compulsivamente spinto a sostenere il contrario. E’ la sindrome di Des Esseintes: cento per cento di visceralismo estetizzante e zero riflessione epistemologica. Il signore in questione è un esteta fuori tempo massimo, un dandy. E quel che è peggio, è un dandy cattolico: passatista, intollerante, tautologico, misogino e ferocemente identitario. E piuttosto parmigiano, checché ne dica 🙂

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  2. Anche io ignoravo l’esistenza di questo signore, i cui scritti, a quanto pare, hanno una circolazione, meritatamente, limitata. Che dire? So che il mio amato San Francesco raccomandava di non fidarsi troppo dei medici, nel senso, credo, che tutto è possibile a Dio ( cosa che ritengo verissima). Non avrebbe mai raccomandato ai suoi frati di non indossare la mascherina, lo sprezzo della vita è peccato supremo (sacrosanta verità). Per il resto, se l’atmosfera di Parma è quella descritta, io mi godo il nostro sottosviluppo di straccio-terroni, Saremo poveri, ma si lascia il caffè pagato al bar per chi non può permetterselo, insieme alla brioche, a discrezione del barista, è questo da sempre, in tempi pre-Coronavirus.

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    1. Mah. Dei medici è bene diffidare sempre un po’ perché la loro scienza, in quanto umana, è limitata (benché essi stessi facciano finta di no). Tuttavia la loro disponibilità ad applicarla per guarire le malattie è assoluta. La scienza di Dio è infinita e perfetta, ma la sua volontà di applicarla alla guarigione delle malattie è imperscrutabilmente parziale; cioè, a livello di gestione dei problemi collettivi, perfettamente inutile.

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