8 pensieri riguardo “DI TOPI E PANTEGANE”

  1. da lombardo-veneto (e anche da emiliano) a me piacerebbe che qualcuno andasse a intervistare i tifosi del Verona che avevano messo lo striscione “Napolicoronavirus” proprio due o tre giorni prima che si scoprisse il virus in Veneto. (sono quelli che – del tutto indisturbati – inneggiano regolarmente a hitler, per intenderci).
    (lo sai che Ratti è il cognome di una grande industria della seta, qui nel comasco? è una di quelle che forniscono tutta l’alta moda)

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      1. la seta arriva dalla Cina da quando io andavo a scuola, ma quarant’anni fa qui in giro era pieno di tintorie, stamperie, eccetera. Arrivava la seta grezza, e i comaschi la lavoravano. Da una ventina d’anni in qua, arriva già tutto pronto dalla Cina e le fabbriche hanno dieci dipendenti quando prima ne impiegavano cento o duecento. Così va. Poi ci si meraviglia della diffusione del virus, ma hai un’idea di quanta gente va e viene dalla Cina, ogni giorno, da queste parti? (Compresa l’Inter e i suoi dirigenti, ma guai a dirlo in giro che si offendono).
        I miei zii a Colorno avevano i bachi da seta, negli anni 30-40, penso che la produzione italiana sia cessata nel dopoguerra con la fuga dalle campagne. La scuola dove ho preso il diploma di perito chimico si chiama “Paolo Giovio”, ma tutti la chiamano Setificio; esiste dal 1860 circa, finanziata dagli industriali della seta e del tessile in generale.

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