UNA MODESTA PROPOSTA

Devo premettere, onestamente, che non capisco nulla di politica. Mi faccio qualche idea a buon senso, ma pare che non sia il modo migliore. Tuttavia, dopo la parentesi estiva con trasferimento di scrivania dal Viminale al Papeete di Milano Marittima, mi sono enormemente goduta la parabola con schianto del ministro. È stato puro godimento, inoffuscata risata rabelaisiana – non mischiandosi all’accaduto, come si può ben immaginare, alcunché di aulico o di solenne. Naufragio senza sublime, farsa senza tragedia – o forse, con riguardo al personaggio, si potrebbe pensare al dramma satiresco.

Ho seguito con trepidazione la formazione del nuovo governo, e se mi astengo dal fare voti per la sua durata è soltanto perché i miei voti non sono mai esauditi.

Questo per dire. Ma mi preoccupa la questione del Veneto. I Veneti minacciano la balcanizzazione se non hanno l’autonomia come gli pare a loro. Il resto d’Italia gli dà noia, è chiaro, lo sopportano a stento. È una zavorra di cui non vogliono più gravare le loro venete spalle. E allora prima, mentre mi lavavo i capelli, mi è venuta un’idea luminosa. Un’idea propriamente geniale, perché accontenta tutti, non presenta inconvenienti, e non c’è neanche il timore di creare un precedente perché è già stato fatto. Quindi la mia modesta proposta è:

VENDIAMO IL VENETO ALL’AUSTRIA!

I vantaggi sono sotto gli occhi di tutti:

  1. I Veneti sarebbero autonomi dal resto d’Italia: niente più comunisti, niente più terroni, extracomunitari soltanto con guinzaglio e museruola.
  2. Come si diceva, c’è stato un precedente; i fieri Veneti conoscono la procedura e non devono neanche farci l’abitudine.
  3. L’Austria essendo un paese cattolico, nessuno impedirà ai deputati veneti di organizzare novene in parlamento.
  4. La lingua nazionale sarebbe beninteso il tedesco; ma siccome in Austria nessuno parla il tedesco, bensì ciascuno il suo dialetto locale, anche i Veneti potrebbero finalmente mandare a culo l’italiano e parlare, scrivere, insegnare ecc. nel loro nobile idioma. Preferibilmente ogni villaggetto la sua particolare sfumatura.
  5. I Veneti e le Venete starebbero da Dio sotto un cappellino tirolese con ciuffo di peli di camoscio.

Se siamo fortunati, l’Austria ce lo paga pure bene lo sbocco sul mare. Ma anche qualora non fosse disposta a sganciare più di tanto, vuoi mettere la soddisfazione di non avere più i Veneti fra i coglioni?

(Si potrebbe ipotizzare qualcosa di simile, oltre che per il Veneto, anche per il Lombardo; purtroppo però quello è già un DOP* del Vaticano.)

*DOP: Dipartimento d’Oltre Po

20 pensieri riguardo “UNA MODESTA PROPOSTA”

  1. Da veneto austriacante, non mi dispiacerebbe. Purtroppo, nel plebiscito del 1866 il Veneto scelse l’Italia. Soluzione onorevole, comunque migliore del loro sogno attuale – stare per i cazzi propri – che per me sarebbe un vero incubo. Scherzi a parte: chi non vive tutto l’anno nel selvaggio veneto, tra i veneti, lavorando con loro, non ha il diritto di lamentarsi.

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  2. 1. Premessa: la premessa “io non capisco nulla di politica” è irricevibile da una persona di alto livello culturale come te.
    2. Sarà perché mio nonno nacque a Bassano del Grappa e quindi potrei avere un quarto di conflitto d’interessi, ma credo la presente, più che modesta, sia una proposta scema o peggio (Verona/Venezia, Zanzotto/Parise, Amarone/radicchio… mi fermo con queste tre belle coppie, ma l’elenco sarebbe interminabile).
    2. Piuttosto, politicamente, sarebbe opportuna una revisione costituzionale sulle regioni autonome. Il Veneto – ma anche Lombardia, Emilia Romagna (e spero Toscana, ma non credo), chiedono di avere gli stessi “tornaconti” economici di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia che sarebbero, in soldoni, questi: dati 100 euro di tasse “statali”, alle regioni autonome toccano 110 e alle restanti meno di 90. Su cosa si basano oggi, a 73 anni dalla nascita della repubblica, le ragioni storiche e sociali delle autonomie che stabiliscono dati “privilegi”?

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    1. 1. Ricevibile o irricevibile è così. Non capisco nulla nemmeno di fisica e di chimica se è per quello. Se poi qualcuno pensa di farmene una colpa e tira fuori l’originalissimo argomento che nell’antica Grecia l’idiota era quello che si occupava solo dei suoi affari privati, be’, io lo mando a quel paese.
      2. A questo punto immagino che valuteresti “scemo o peggio” anche il “modest proposal” originale.
      3. Il problema, a quel che so, è che Veneto e Lombardia rifiutano appunto la soluzione accettata dall’Emilia-Romagna e chiedono un’autonomia che va molto più in là e prelude a molto altro. (Perché se fosse solo un problema economico gli basterebbe recuperare i soldi ladrati dall’ex governatore Galan, no?)

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  3. E per ciò che riguarda la politica sono con te, Elena. Perché la vera domanda è: la politica italiana è conoscibile? O comprensibile? Vengono forniti tutti i dati e le premesse necessarie per renderla conoscibile è comprensibile? Direi di no

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    1. Sulla conoscibilità o comprensibilità due cose: se uno ci si mette, probabilmente qualcosa riesce a capire; tuttavia teniamo presente 1) che l’Italia ha ereditato la mentalità della Roma imperiale e clientelare passata pari nella curia vaticana e qua e là rafforzata da riflessi bizantini; 2) che viviamo, globalmente, nell’era della complessità. Farsi un’idea diventa quindi particolarmente difficile e le scelte politiche che si fanno dipendono in ultima analisi da simpatie di temperamento per determinati modelli antropologici – simpatie che possono essere rafforzate, indebolite o modificate dall’esperienza, da ciò che avviene intorno a noi, e dal modo in cui determinati gruppi di tendenza ci invitano a leggerlo.
      Tutto ciò naturalmente non tocca i rivoluzionari duri e puri che hanno un’idea molto chiara di come dev’essere organizzato il mondo, e dopo aver puerilmente tentato di indurre questa organizzazione con armi che avevano qualcosa della pistola giocattolo ma purtroppo erano vere (BR, RAF ecc.), adesso mi pare stiano aspettando che la rivoluzione si produca infallibilmente da sola poiché i tempi sono maturi.
      Per quello che mi riguarda, interessarmi di politica significherebbe acquisire competenze approfondite in ambito economico, energetico, di strategia militare ecc., ambiti per i quali non ho né interesse, né prerequisiti. Non amo le astrazioni, nemmeno quando appare piuttosto evidente che queste astrazioni finiscono per determinare le mie condizioni di vita (es. la pensione che andrò a percepire). Il mio percorso è inverso: io devo partire da quello che esperisco personalmente (a cui solo riesco ad attribuire la qualità di reale) e da lì risalire a una categoria più vasta, che però non è necessariamente economica o politica ma può essere più spesso psicologica, metafisica, teologica, o altro. Naturalmente mi si può obiettare che sono ferma a uno stadio culturale e antropologico lato sensu borghese. Questo sarà anche vero, ma se qualcuno mi fa vedere cosa è venuto, culturalmente parlando, dopo lo stadio borghese, gliene sarò molto grato.
      Scusa la lunghezza della risposta, avevo bisogno di chiarire le idee innanzitutto a me stessa 🙂 .

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      1. Ho un approccio molto simile e concordo su tante cose che scrivi. Aggiungo a chiarimento del mio precedente commento che forse quel che mi rende difficile la comprensione della politica italiana è che molto spesso la discussione è posta su un piano emotivo, su argomenti etici che sembrano l’unico vero spartiacque tra uno schieramento e l’altro. Invece vorrei sentir parlare in modo chiaro e scientifico di economia e ambiente. Devo dire che questo mi tiene molto a distanza. Le discussioni politiche di stile emotivo non hanno mai portato da nessuna parte. Sarò anch’io a uno stadio borghese; ma cosa viene dopo gli sciacalli che hanno sostituito i gattopardi ancora forse dev’essere scritto fino in fondo.

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      2. Sono d’accordo con te, anche se ad esempio per quel che riguarda l’economia fra le due opzioni di fondo (europeista e “legata”, antieuropeista e più autonoma) non sarei in grado di scegliere per mancanza di competenza (si va a fiducia in questo o quell’esperto).
        Quello che dici però sul tono emotivo della discussione politica in Italia è assolutamente vero: tutti vogliono essere buoni verso qualcuno (verso gli italiani prima di tutto, verso i migranti, verso i bambini di Bibbiano allontanati dalle famiglie ecc.), ma hai ragione, su come mandare avanti questo paese non si sente molto.
        D’altra parte, poiché siamo in Italia, se un governo proponesse un programma preciso, dettagliato e deciso, soccomberebbe immediatamente sotto il fuoco incrociato delle opposizioni esterne e interne. Quindi cosa fanno? Si barcamenano…

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      3. Verissimo , sulle opzioni di fondo è impossibile decidere con piena coscienza allo stato attuale. Attendo che l’economia diventi una scienza esatta è che qualcuno me la spieghi bene 🙂. Buonissima giornata

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  4. non tutti i Veneti sono così 🙂 però si può ricordare che il Veneto fu poverissimo per secoli, anzi forse da sempre se si toglie la ricchezza di Venezia (città, ma anche in città abitavano persone non ricche), che dal Veneto emigrarono ovunque (compreso mio nonno), che fu feudo DC per cinquant’anni, eccetera (per il periodo precedente rimando ai libri di Meneghello).
    Però, è vero, anche a non capir niente di politica è evidente che i governi di Veneto e Lombardia stanno tentando la secessione. Più che altro, da lombardo, io penso spesso che abbiamo avuto per 15 anni un governatore che poi è finito in galera e sta ancora scontando la pena (Formigoni). Qui si sogna l’Austria felix, in realtà abbiamo la ‘ndrangheta ovunque, Veneto compreso. Mah.

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    1. Infatti il bersaglio della mia satiruccia (che qualcuno ha preso però alla lettera) è l’intenzione secessionista di Veneto e Lombardia. Non mi piacciono i particolarismi – né a livello politico, né a livello culturale. Ma magari i lombardo-veneti si immaginano che un domani Salvini discuterà da pari a pari con Putin e con Trump… 🙂

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  5. Vivendo in Veneto (Venezia) ti assicuro che visti con gli occhi di una terrona, alcune volte sembrano austriaci ma è una semplice presa per i fondelli perchè sono moolto italiani anche per quanto riguarda l’ignoranza… naturalmente come dice Giuliano fortunatamente non sono tutti così e Venezia è un po’ diversa infatti dopo il Veneto dipendente loro vogliono Venezia indipendente … 🙂

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      1. L’indipendenza non serve ad una emerita mazza!!! E da quando abbiamo scoperto l’America che si dovrebbe capire questo concetto ma spiegalo tu agli ignoranti… quando stavo in Kosovo e parlavano dell’indipendenza mi veniva da ridere, uno stato quanto l’Abruzzo indipendente mah! E questi che vogliono Venezia indipendente, se avessero studiato bene la Repubblica Serenissima avrebbero capiti che d’indipendente non avevano quasi niente.

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