Il sentiero di Miranda

Inizia come biforcazione erbosa che si insinua alla base della collina su un piccolo terrazzamento. Sembra che ti voglia portare chissà dove e invece finisce poco più in là in un niente, in un punto dove altri pendii vengono a finire e un altro sentiero sale a destra – più volte cancellato, ostruito con sterpaglie e fascine, con rami tagliati e trascinati; però tamugno, resistente, la spunta alla fine ma quanto sfigurato; come non fosse più lui; e alla confluenza dei pendii una linea sul fondo, una linea immaginaria, difficilmente percorribile sul bordo di un fosso che c’era si inoltra verso la scarpata di un orrido. Ma il sentiero di Miranda finisce lì dove sulla parete della collina compare, a sinistra, una fontana; chiusa con una saracinesca e un catenaccio, chissà, forse prosciugata da anni; in ogni caso se uno non lo sapesse non gli verrebbe mai in mente che c’è, o c’era, una fontana; che fu oggetto di una lite con consultazione di mappe catastali e strascicamento di piedi lungo le scale del municipio; che si concluse al solito con una piccola prevaricazione. Il sentiero di Miranda finisce lì ed è insomma una delusione, come molte cose nella vita.

Però all’altro capo, dove lo si imbocca, è invitante, e continua a esserlo anche quando si è scoperto che finisce in niente. Così, se solo le condizioni di luce sono soddisfacenti, e in genere sulla via del ritorno, quando la passeggiata declina naturalmente verso l’ora del tè o della cena, si dice: prendiamo il sentiero di Miranda? oppure: abbiamo ancora tempo per il sentiero di Miranda. Il suo fascino non ha nulla di misterioso e i motivi sono facili da indovinare. Tanto per incominciare, il sentiero c’è. Questo non è poco; voglio dire: che pur sprovvisto di funzione non sia stato tirato giù, arato all’andata e al ritorno per guadagnare un metro e mezzo di coltivabilità, ma soprattutto per togliere la terra sotto i piedi agli inutili passeggiatori tanto della domenica quanto dei giorni feriali ha del portentoso; e si spiega soltanto perché 1) il sentiero è su una cornice: da una parte ha il monte e dall’altra è un po’ sopraelevato rispetto al terreno sottostante; 2) è protetto da un filare di alberi; e soprattutto 3) confina con uno scampolo di terreno attualmente adibito a orto che renderebbe il lavoro necessario alla demolizione poco economico. Ma si farà, si farà, prima o poi si farà.

Intanto però il sentiero c’è. Non portando da nessuna parte è ignorato dai trattori; ci cresce un’erba fitta e bassa schermata dagli alberi. Ordinari e smilzi, gli alberi fanno ombra e non attirano l’attenzione, non la distolgono dal sentiero e dalla sua esistenza di sopravvissuto; strano come un utensile che da un ipogeo sia catapultato sul tuo tavolo di cucina.

Ma soprattutto segue la forma della collina. Ha un andamento curvo. C’è una visibilità di qualche metro poi non sai; non sai cosa ha da parte per te il sentiero che è come una scheggia conficcata lì ma chissà da dove, chissà cosa si porta dietro. Anzi, no, da dove lo sai: dalla regione che conosci e che è impossibile da precisare. È una delle ultime schegge esistenti, ma fin che esiste è incontrovertibile. Porta una testimonianza, questo è un fatto. 

Così, se anche seguendo la curva del sentiero la rivelazione è sempre rimandata, di qualche metro in qualche metro rimandata finché non arrivi alla fontana che è chiusa serrata e secca e anche per questa volta è andata e c’è la piccola delusione che conosci, non fa niente. Finché il sentiero rimane le piccole delusioni non lo intaccano, la sua qualità è inalterata, le cose che si porta con sé come da un carotaggio nel tempo e in altre sostanze sono sicure e ben riposte.

E se anche ci ritroviamo alla fontana secca e dobbiamo girare sui tacchi e tornarcene a mani vuote, e anche il cane che già lo sa gira autonomamente sui tacchi e si affretta sulla via del ritorno e della cena, non fa niente. Sarà per la prossima volta. La prossima volta sul sentiero di Miranda.

 

 

9 pensieri riguardo “Il sentiero di Miranda”

  1. Mi ricorda un sentiero dalle mie parti in Umbria, verso una fontana di acqua sulfurea che adesso è chiusa da una grata e quasi secca – ci andiamo ugualmente. L’importante è il vaiggio, non Itaca. L’hai reso molto bene, complimenti
    P.S. ci sono luoghi che sentiamo di non poter guastare. perché?

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    1. Credo che siano luoghi cui “vive colonne / lasciano talvolta uscire confuse parole”.
      Ma non hanno niente di platonico, sono legati alla contingenza. Basterebbe che anche lì tagliassero gli alberi (delle acacie di nessun valore), come hanno fatto lungo molti altri sentieri, probabilmente a causa delle nevicate degli ultimi anni, e il luogo scomparirebbe.
      Io cerco di fare inventari nella mente … 🙂

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  2. Strana suggestione: in letteratura e nel cinema c’è un altro sentiero di Miranda, quello lungo il quale si perde la protagonista di Pic nic ad hanging Rock, film di Peter Weir del 1979 che ho molto amato, in cui si dice C’è un tempo e un luogo perché qualsiasi cosa abbia principio e fine. Vista così anche la Tua fontana secca assume un significato altro.
    A presto
    V.

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    1. Ciao Vittorio e grazie della visita e del commento. Ho visto Picnic a Hanging Rock all’inizio degli anni Ottanta ed è stato uno dei film che mi hanno colpito di più in assoluto. Credo che sia grazie a questo film che ho capito il senso dell’espressione “timor panico”. Però avevo dimenticato i nomi e i dettagli. Adesso che mi regali questa gemma di citazione che adorna la mia nostalgica prosettina mi viene da pensare che la mia predilezione per il nome ‘Miranda’ (è l’eroina di un racconto fantastico che ho scritto anni fa) venga proprio, inconsciamente, da lì.
      La fine delle cose spesso la vediamo; il principio, invece, ci sfugge.
      Grazie ancora e a presto

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      1. Eh si. Proprio un gran film (del ’75, non ’79… non ho ancora trovato il modo di correggere gli errori fatti in commenti su altri siti).
        Adesso però mi devi dire dove posso trovare il racconto della Tua Miranda.
        Attendo
        V.

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      2. Attenderai invano, caro Vittorio. Miranda giace con un paio di altri inediti in fondo a un armadio, ed è la sua giusta collocazione. Poi ho scritto “racconto” per semplificare. In realtà è un lunghissimo romanzo fantastico, un vero mattone. E non posso neanche dire che è un peccato di gioventù perché quando l’ho scritto non ero più giovane da un bel po’, accidenti! 🙂

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