DER TEUFEL STECKT IM DETAIL – Il diavolo si nasconde nel dettaglio. Una breve critica del pressapochismo.

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Leggevo ieri sera, su Minima&Moralia, un articolo della giovane Chiara Babuin, che si presenta su Linkedin appunto come “Articolista presso Minima&Moralia”. Non a torto, dal momento che regolarmente suoi articoli appaiono sul noto blog di approfondimento culturale.

Chiara Babuin dispone di una invidiabile formazione a tutto tondo che spazia dalle arti figurative al teatro al cinema alla filosofia psicologia antropologia etologia e etnologia, sapienze orientali yogiche e vediche, sutra mantra e tantra. Passando naturalmente per la Weltliteratur. Spazia parecchio la signora Babuin. Spazia con invidiabile giovanile entusiasmo.

Più che spaziare vola, sorvola intere plaghe di umana spiritualità, non tocca quasi terra, non si preoccupa certo di trascurabili quisquilie quali la lingua italiana, la piega ai suoi voleri, la modifica con energica creatività.

Ad esempio sembra convinta, la signora Babuin, che l’avverbio “pedissequamente” abbia in italiano una connotazione positiva, poiché volendo lodare l’allestimento di una mostra dice: “Lo si vuole subito dire forte e chiaro: è così che si fanno le mostre d’arte: anni di studio, presentazione di un progetto chiaro, un allestimento pedissequamente ragionato e tanta, tanta passione e competenza.”(qui) O magari le sfugge che in italiano il verbo scaturire è intransitivo: “Le vere ragioni che lo scaturirono sono tuttora ignote.” (ibid.)

Quisquilie, bazzecole. Un fenomeno diffuso oltretutto. Resistere non serve a niente, eppure la coscienza impone di farlo.

Credo in effetti che sia una questione di coscienza. Una questione morale. La disinvoltura nei confronti della lingua, questo accomodarsela come ti pare, che non ha nulla a che vedere con la sua naturale e necessaria evoluzione, è il sintomo di una più vasta disinvoltura che attraversa tutti i campi: il comportamento privato e sociale, la politica, la cultura.

E di disinvoltura culturale vorrei parlare a proposito dell’articolo di Babuin linkato in apertura. Babuin recensisce una messa in scena romana del Cyrano di Rostand e si lancia in una complessa disquisizione su amore e linguaggio, che nei commenti qualifica di “essenza” dell’articolo, sulla quale non ho nulla da dire dal momento che è un’essenza troppo volatile perché il mio naso possa apprezzarla. Vorrei però fare un’altra osservazione. Non ho ragioni di dubitare che Babuin abbia assistito allo spettacolo teatrale che recensisce. Ho invece il forte sospetto che non abbia letto il testo di Rostand che interpreta così furiosamente. E questo non soltanto per le “sviste”, come le qualifica Babuin in risposta alle mie divertite osservazioni – ancorché la “svista” sulla Borgogna valga da sola un razzie award per la critica letteraria. Ma perché le sue osservazioni su certi “caratteri”, ad esempio Roxane o Christian, non convincono, come se Babuin conoscesse, dell’opera, una versione “tagliata”.

Naturalmente la mia è soltanto un’ipotesi (benché la Borgogna…), ma rende conto di un’impressione diffusa: che per questi entusiasti dell’interpretazione e del volo interpretatorio il testo sia in definitiva questione di poco conto, che si può anche tralasciare se uno ha fretta, ci si informa un po’ così e poi via che si va.

Via che si va!

Via che si vola!

Via che si casca.

Sbadabam.

 

P.S.: Dopo avere starnazzato sull’irrilevanza delle sue sviste, la signora Babuin ha comunque provveduto a correggerle, il che mi costringe ad aggiungere, per comprensione, questa breve nota: il primo atto del Cyrano si svolge, naturalmente a Parigi, all’Hôtel de Bourgogne, che fu nel XVI e XVII secolo uno dei teatri della capitale. Cyrano vi assiste a uno spettacolo e vi succedono diverse cose. La signora Babuin conosce così bene l’opera che aveva capito, e scritto, che essa si svolge in Borgogna.

 

 

 

 

 

13 pensieri riguardo “DER TEUFEL STECKT IM DETAIL – Il diavolo si nasconde nel dettaglio. Una breve critica del pressapochismo.”

  1. Uhm, da dilettante (e quindi potenziale pressapochista) non so se divertirmi per questo tuo articolo (e per i commenti all’articolo di Babuin, fantastici tanto da costringerla all’angolo del benaltrismo: di ben altre cose mi occupo, ben altre sono quelle importanti…) o preoccuparmi per la volta che mi prenderai in castagna (ma forse l’hai già fatto).
    Comunque saper di essere seguito da Te mi farà stare ben attento a non parlare di cose che non conosco a sufficienza.
    Un complimentone
    V.

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    1. Grazie. E non mi pare che tu debba preoccuparti: quando c’era qualcosa che non mi convinceva te l’ho sempre detto, e tu mi hai puntualmente risposto.
      Con la signora Babuin ho un conto aperto: la prima volta che ci siamo incontrate/scontrate, quando ho osato non essere d’accordo con lei su un’interpretazione eccessivamente innocentista di Nietzsche (non ne farei un fautore del nazismo, ma si fa fatica a dire che non sia almeno nazi-compatibile, come del resto Heidegger), mi ha sostanzialmente liquidata come la casalinga ignorante che inebriata dalla democrazia della rete si permette di esprimere giudizi su materie che non le competono. Genere 5 stelle.
      Che mi si apparenti, anche alla lontana, con i 5 stelle è cosa che non posso tollerare. Così ho deciso di reagire. Anzi, penso che inaugurerò una nuova rubrica del blog: il tiro al babuin. Potrebbe rivelarsi uno sport divertente e istruttivo.
      Ciao e grazie ancora. Vado a leggere il post su Suite française. Sono curiosa.

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  2. conosco poco Rostand , quindi non entro nel merito; però il tono delle risposte di Chiara Babuin nei commenti è davvero curioso. Di regola, si cerca di essere più asciutti se un commento non è gradito, qui invece c’è qualcosa in più che mette qualche dubbio. Mah.

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    1. Mah, Giuliano, si sente bersagliata, e non a torto. Però, come dici giustamente, reagisce nel modo sbagliato.
      Alla base delle mie punzecchiature c’è un reale fastidio per dei macroscopici orrori di italiano, e anche un fastidio per la presunzione di una persona che secondo me dovrebbe volare un po’ più basso. Così magari schiva il sasso.
      I miei omaggi al gatto con gli istinti materni. Potrebbe chiedere un congedo parentale – sempre che con l’aria che tira esista ancora 🙂

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  3. Penso di capire il tuo punto di vista e quindi la finalità dei tuoi interventi .
    In questi giorni, più che in altri, si cita Primo Levi , spero, con cognizioni di causa. Ecco, penso che potrebbe essere per molti un riferimento, un modello di onestà intellettuale, chiarezza, rigore ma non so quanti abbiano davvero letto l’opera di questo autore straordinario. Oggi c’è molta confusione, purtroppo.

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    1. Di Primo Levi ho letto soltanto una raccolta di racconti: Ranocchi sulla luna. Da secoli Se questo è un uomo sta lì, ma non mi attento.
      Oggi alla chiarezza di Primo Levi si preferisce l’oscurità di Heidegger – che se in Heidegger può essere considerata geniale (dipende dai gusti) – nei suoi (sempre più piccoli) epigoni è solo una pratica oscurità, purtroppo.

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  4. Sì, hai ragione! Per questo capisco il tuo fastidio, provo la tua stessa insofferenza.
    Per quanto riguarda Levi, io ho iniziato ad apprezzarlo a partire dalla lettura di I sommersi e i salvati, una riflessione molto lucida sui comportamenti umani. Prova a leggere anche Il sistema periodico, è una raccolta di racconti, ognuno dei quali porta di il nome di un elemento della tavola di Mendeleev.

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  5. Si, hai ragione e capisco la tua insofferenza perché la provo anch’io.
    Per quanto riguarda Levi, ho iniziato ad apprezzarlo dopo la lettura di I sommersi e i salvati, non un romanzo ma una riflessione sulle ragioni di alcuni comportamenti umani. Molto bello anche Il sistema periodico, una raccolta di racconti ognuno dei quali porta il nome di uno degli elementi della tavola di Mendeleev. Argon, Elio, Potassio e così via sono solo punti di partenza per raccontare storie, costruire deliziosi apologhi

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  6. Servirebbe proprio un Umbero Eco che scriva la “Fenomenologia di Chiara Babuin” (e della sua controparte maschile Adriano Ercolani, li trovi sempre a difendersi l’un l’altro nei commenti, chissà se fanno coppia pure nella vita vera).
    Piange il cuore a vedere come si è ridotto Minima Moralia, ma Raimo che fa (Lagioia lasciamolo perdere dopo i suoi ultimi articoli)? Tornasse a dare una ripulita generale sopporterei pure i suoi post deliranti su Salvini, quelli che poi cancella il giorno dopo.

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    1. Tu scherzi, ma Babuin e Ercolani sono diventati due pilastri di MinimaeMoralia.
      Passato il primo shock, trovo piuttosto divertente il patetismo onnicultural-sincretico, il vibrato da ex alunni di liceo classico in emulsione sciamanica.
      Sono degli entusiasti della cultura. Nei suoi articoli Ercolani si prefigge di totalizzare il maggior numero di Nomi Propri di Grandi Uomini per riga, e Babuin mette delle pezze alle cazzate che scrive copincollando da Wikipedia e dandosi l’aria di spiegarti le cose: lei che non le sapeva a te che le sapevi benissimo.
      A me sembra che a MinimaeMoralia dovrebbero assumere un editor. O magari è sufficiente un correttore di bozze.
      Ma forse sto (stiamo) sbagliando. Forse al giorno d’oggi nei litblog, come per i regali, quello che conta è l’intenzione 🙂

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