6 pensieri riguardo “CONGRUENZE”

    1. Pur avendo ben chiaro che sono cose che a spiegarle ci perdono, poiché me lo chiedi tenterò una spiegazione su due livelli:
      1° livello: la foto palesa un’innegabile e stupefacente congruenza fra il (nome del) premio e la premiata. Fin qui non c’è, credo, nulla da spiegare.
      2° livello: pubblicando la foto (presa da google) sul mio visitatissimo blog, compio una piccola azione di guerra (di sabotaggio? di disturbo? ammazzo qualche innocente per la causa?). Questo va spiegato.
      La signora in questione, di cui si sa soltanto che è un’ebrea tedesca di origini polacche naturalizzata italiana, si è trasferita con la famiglia in Italia nel 1983, all’età di 19 anni. Da Monaco di Baviera, dove è nata e vissuta, non dalla Repubblica Centroafricana; e da anni lavora nell’editoria milanese.
      Naturalmente la sua biografia le appartiene; il problema è che, siccome fa trend, la signora dà di sé l’immagine dell’immigrata discriminata e mal tollerata nella repubblica delle lettere perché non di puro sangue italico o di puro inchiostro ariano. E questo puzza un po’ di balla galattica ad hoc.
      Trovo quello che scrive penosamente nulladicente e stilisticamente pessimo (ma sarebbe meglio dire inesistente). Un esempio dal suo ultimo:
      “Questa operaia che tiene una rivista di moda nelle mani dissonanti e un fucile tra le gambe, non pare davvero il tipo che si fa prendere da curiosità pettegole per l’apparizione di una coppia di fotografi che immortala anche lei, dopo aver gareggiato a non farsi sfuggire la risata fragorosa dei compagni innamorati.”
      Le “mani dissonanti” è il genere di espressione che mi causa immediata dissenteria, mentre sul “fucile tra le gambe” calerei un velo pudico. Il resto del periodo (e che periodo!) è la prosa di un liceale convinto di scrivere bene in italiano.
      Con tutto ciò, nelle sue esternazioni pubbliche la signora ha qualcosa di sgradevolmente supponente.
      Bref, per come la vedo io, contribuisce con l’esempio e con la parola a indirizzare la letteratura italiana sulla strada dell’unicamente e autenticamente infimo.
      Mi ero riproposta di analizzare il romanzo con cui ha vinto lo Strega: La ragazza con la leica, ma arrivata verso p. 60 mi sono detta che non era il caso di morire per la causa. Così ho preso la via più breve (che notoriamente conduce alla perdizione) e ho pubblicato la foto. Una recensione sintetica e implicita, se vogliamo.
      Aggiungo soltanto che la povera Gerda Taro, la ragazza con la leica, si meritava probabilmente un destino migliore: se non si poteva fare che ne scrivesse W.G.Sebald, almeno che ne tacesse Helena Janezcek.

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      1. E’ solo una questione di tempo: presto o tardi il tuo blog sarà davvero visitatissimo. Colgo l’occasione per dirti che ho pubblicato un nuovo post molto ironico e autoironico… spero che ti piaccia! 🙂

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  1. Quando si tratta di difendere la buona letteratura non fai sconti, Elena, e fai bene. Non conoscevo la Janezcek; per farmene un’idea ho letto l’incipit del romanzo con cui ha vinto lo Strega e non posso che capire il tuo sconcerto ( eufemismo) E’ un tipo di scrittura che fa ribollire anche me ( e sai come sono mite 🙂

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