ARIA CHE TIRA

Minotauro

Quando voglio tirarmi su di morale mi dico che sono una persona all’avanguardia. Sono sempre stata all’avanguardia. Per esempio le mie malattie, all’inizio, nessuno sapeva cos’erano. Soltanto in seguito cominciavano a affliggere anche il resto della popolazione e entravano nei libri di medicina.

Nei primi anni Sessanta mi prese di colpo una furiosa allergia ai pollini che non mi ha più abbandonato (il che mi rassicura su una certa permanenza dell’identità). Nei primi anni Sessanta, che io sappia, nessuno era allergico ai pollini. Scoprii in seguito che un precedente c’era: Proust, ma si sa che la Francia è sempre stata più progredita. Comunque lì con il raffreddore da fieno, come lo si chiamava allora, c’ero soltanto io. Era una sfiga che ti cingeva di un’aureola – era anche un signor raffreddore da fieno, nei suoi anni migliori andava da aprile a settembre.

Naturalmente crescendo (perché da piccoli, negli anni Sessanta, se non stavi per morire non ti aveva in nota nessuno), ho cercato di reagire: vaccini, agopuntura, di nuovo vaccini; insomma tutte le cose inutili che si fanno per guarire prima di capire che guarire non è un’opzione (sarebbe come guarire da se stessi, magari dovevo provare col buddhismo). L’unico risultato delle manipolazioni a cui mi sono sottoposta è stato di spostare il fenomeno: comincia prima e finisce prima, adesso passo direttamente dall’influenza stagionale all’allergia.

Insomma, da una decina di giorni sono qui che armeggio con pastiglie, colliri, spray nasali, soluzione fisiologica e acqua borica nel tentativo di arginare il fiero corruccio delle mucose. Dovuto, pare, alla fioritura dei cipressi. O della parietaria. O che ne so.

Anzi, no, lo so benissimo: sono le stelle.

Non c’è umidità, l’aria è tersa e fredda, di notte le splendide stelle dardeggiano con ferocia, con regale siderale indifferenza; non ci si pensa, ma se ci si pensasse sarebbe chiaro: non puoi affermarti, ti schiacciano; impossibile sussistere.

Di giorno il sole percorre in gloria l’ellittica apparentemente rallegrando il mondo, ma se appena la gratti, l’allegria, ci trovi sotto una secca disperazione; lo strapotere delle cose – nette, precise, trionfanti – ti mette l’ansia; se non ricorri alla grande pacificatrice, l’abitudine di vederle come le hai sempre viste, la loro potenza ti precipita nel panico, devi esistere e non puoi: la situazione più angosciante. “E il sole è un lampo giallo al parabrise” canta Paolo Conte; ma adesso no, adesso non è un lampo giallo; adesso in alto a destra sul parabrezza vedi chiaramente che è una stella, un punto al calor bianco con le micidiali protuberanze di una stella, radiazioni che ti trafiggono, come può esserci vita sulla terra, è tutto un equivoco.

Ci vorrebbe un eroe dei tempi antichi, selvaggio muscoloso e seminudo che si erga ad affermarsi contro lo splendore incurante delle cose. Cosa vuoi mai che facciano le mie mucose: capiscono la situazione prima di me e si auto-annichiliscono.

 

 

 

 

 

9 pensieri riguardo “ARIA CHE TIRA”

  1. Le cose, intese come tutto ciò che non è umano, si stanno prendendo la rivincita sull’uomo, cercando di espellere questo madornale errore dell’evoluzione dall’ecosistema. E ci riusciranno prima di quanto pensiamo. Le tue mucose lo sanno benissimo.

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  2. Magari il pensiero può fare qualcosa che le mucose non possono..
    “I Latini dissero, per denotare il pensare, con- siderare, stare alle stelle, accanto ad esse, e de- siderare fu il venir meno alle stelle, provare una mancanza. ” ( Elemire Zolla, Aure )
    🙂

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