TESCHI

 

Nel fiume si trovano ossa di animali, anche scheletri interi. Gabbie di costole levigate conficcate nella sabbia. Non è un posto per batteri, per cellule; soltanto molecole.

Altra cosa, francamente, i teschi. I teschi degli animali – che sarebbero bellissimi – bellissimi decori per ogni sovrapporta – si riempiono di terra, sono pesanti da sollevare più che se contenessero il cervello, hanno fioriture di muschi intorno alle orbite e fra i denti. Sono immondi. La fanghiglia penetra nella scatola cranica, si deposita in strati successivi, un lento drenaggio permette di sedimentare; il teschio è pieno come un uovo. Poiché è anche quasi completamente chiuso come un uovo, la materia si mantiene umida. Terra da bara. Come se nemmeno quando il resto è pulito e sbiancato il cranio riuscisse a liberarsi dal peso.

Una volta che mio figlio era piccolo, lui e un amico trovarono nel fiume un teschio di cavallo. Il cavallo fa la spola fra il regno dei vivi e quello dei morti. Era straordinario, come nell’Incubo di Füssli. La cosa che faceva più schifo, oltre alle erborinature marroni e verdastre, era il peso di tutta la materia che conteneva. Per qualche secondo desiderai che fosse nostro; ma benché mio figlio e l’amico lo avessero trovato insieme, l’accordo era che lo avrebbe conservato l’altro. Ne fui sollevata, la pesantezza del cranio e la sua ripulitura non mi riguardavano.

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3 pensieri riguardo “TESCHI”

  1. In questa notte invernale sto sorseggiando il tè di Elena Grammnann e per la seconda volta un acro sapore romantico si infila tra i prismi digitali del mio pc… Da questa posizione riesco a scorgere la pioggia di Renoir, faccio un balzo anche su quell’articolo.

    P.S.: non mi stupirei se tra queste pagine dovessi trovare anche la notte dell’ ”Uomo che ride” 🙂

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    1. Sì, il romanticismo è la mia debolezza, che cerco di combattere come posso ma ogni tanto, umanamente, cedo. (Però non ho letto “L’uomo che ride” e, se devo dirla tutta, Victor Hugo non è fra i miei scrittori preferiti 🙂 )

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      1. Complimenti comunque per il gusto per l’orrido espresso nel post.
        Secondo me nell’ ”Uomo che ride” ci sono pagine sublimi per chi ama le diverse suggestioni del romanticismo (la notte, l’orrore,il patetico sublime, ecc) basta solo mescere la ridondanza di Hugo con tutto il resto per trovare nella sua scrittura la vita e ancora più in là 🙂

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