TRE LIVELLI

Tre livelli

C’è una cosa che mi sarebbe sempre piaciuto dire in modo preciso, una cosa che mi è sembrata importante da subito, voglio dire da quando verso i dodici tredici anni l’orizzonte si è allargato e ho potuto vederla.

Aggiungo che fin dall’inizio mi è stato chiaro che questa cosa importante era importante soltanto per me; inoltre non sapevo perché fosse importante, se non perché era una scoperta e alle proprie scoperte, anche se rimangono senza conseguenze, uno per un po’ ci tiene. Ho provato diverse volte a dirla ma dal momento che non mi era chiaro perché fosse importante non riuscivo a dirla bene; ne veniva fuori qualcosa di patetico, o di pedante.

Adesso che, con gli anni, l’importanza di certe cose è diventata come un oggetto di antiquariato a cui non ci lega, nel migliore dei casi, che un grammo di infastidita devozione, adesso che non mi interessa più indagare quello che eventualmente c’è dietro questa cosa, e anzi non mi interessa nemmeno più sapere se c’è dietro qualcosa – adesso magari riesco a dirla meglio.

La cosa che ho sempre desiderato dire e che nessuno ha mai detto – o almeno, io non ho sentito che qualcuno l’abbia detta – la cosa che ho scoperto autonomamente all’uscita dall’infanzia, è che nel paese dove vivo ci sono tre livelli. Voglio dire che si distinguono tre livelli della crosta terrestre: il livello del fiume, il livello del canale e il livello della rocca.

Il livello del fiume, che è fatto più di ghiaia che di acqua, è la base: l’inconoscibile inferiore.

Il canale è conoscibile perché è opera dell’uomo. Opera antica, perché se fosse recente sarebbe quasi impossibile conoscerlo. Si trova su una cornice che scende gradatamente verso la pianura; il canale passa per un tratto sotto la rocca.

La rocca è il terzo livello e costituisce il vertice di un triangolo.

Queste cose del paese, quando le scoprii, mi parvero stupefacenti. Mi parve stupefacente scoprire che vivevamo in un paese in cui si manifestano tre livelli molto ben distinti sia orograficamente che concettualmente, tant’è vero che a ognuno di essi si può collegare, volendo, un elemento, una funzione vitale, un archetipo e magari anche un pianeta; mi parve stupefacente scoprire che vivevamo in un paese in cui si manifestano tre livelli sia orograficamente che concettualmente molto ben distinti e che nessuno se ne accorgeva.

Dipende probabilmente dal fatto che queste cose del paese appaiono soltanto se uno lo guarda dal fiume e da una certa prospettiva. E anche lì, sono sicura che non tutti le vedono. Sono cose segrete. Di quelle però di cui non si è coscienti dall’interno ma dall’esterno; bisogna uscire, bisogna andare fuori, bisogna essere fuori. Le vedi solo se il paese e i suoi tre livelli, in fondo, ti sono estranei. Cioè, se ti sono allo stesso tempo familiari e estranei, come un luogo in cui non hai mai saputo bene se desideri veramente entrare e intanto continui a girarci intorno.

Io li vedevo benissimo, vedevo il disegno, la struttura, la forma geometrica. La preziosa forma geometrica. Non so perché mi apparisse preziosa. Probabilmente perché una forma geometrica è un concetto e quella forma era il concetto del luogo; anche se, pur avendoci ripetutamente provato, non saprei dire cosa c’era, in quel concetto.

Però per vedere la preziosa forma geometrica bisogna andare nel fiume. Cioè bisognava. Perché adesso il fiume è tutto pieno di tangenziali e rotonde e cartelli stradali e relitti di megadiscoteche dismesse e è facile che non si veda un bel niente.

Le cose cambiano, le forme spariscono, girare intorno ai luoghi non serve, tanto vale andarsene subito o al limite non uscire di casa.

4 thoughts on “TRE LIVELLI”

  1. È una riflessione la tua che sembrerebbe trattare quegli argomenti che non fanno arrotondare la bocca in esclamazioni di sentimenti edulcorati. Eppure ha un fascino, che sfuggirà ai più, fondato su considerazioni che rimandano continuamente alle nostre cose più care, al nostro paese, ai nostri familiari alla nostra gioventù, che ci sembrano estranei ma che più ci sembrano tali più rivelano la loro struttura e le loro interconnessioni. Poi c’è il tempo che logora e distrugge. E allora è meglio “andarsene subito o al limite non uscire di casa”. Forse è davvero meglio non uscire mai più di casa.

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  2. ho tentato di andare all’Enza a prendere il sole la scorsa estate…oltre alle cose che hai descritto, si nota l’assenza dell’acqua…era solo una sassaia da deserto tipo Waste Land..alla fine abbiamo fatto altro, riparando nel Parmense a caccia di Pievi romaniche.

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    1. Non posso far finta di rammaricarmi. Per me l’Enza è un concetto. Non mi sfiorerebbe mai l’idea di andare a prendere il sole in un concetto – né da nessun altra parte, se è per quello. Tranne che in spiaggia, la quale infatti è il luogo a ciò deputato e oltre a questo nulla. (Però ammetto che è normale andare nell’Enza a prendere il sole. C’è un sacco di gente che lo fa). Grazie del commento e a presto!

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