LOCUS VAGUS

Greto in secca 1

Non c’è luogo altrettanto vago del greto di un fiume. È talmente vago che non si è neanche incominciato a parlarne che già bisogna mettersi a precisare. Ad esempio non tutti i fiumi hanno un greto. Ce l’hanno principalmente quei fiumi che un po’ ci sono e un po’ non ci sono, che sono essi stessi vaghi quanto all’esserci, che hanno un nome e anche un ramo d’acqua quando va bene; un ramo d’acqua che mantiene una contorta posizione nel letto e non necessariamente al centro. Sono fiumi che hanno ponti anche lunghissimi che li scavalcano, cioè scavalcano il letto in corrispondenza di paesi che si fregiano per identificazione del nome del fiume, e si chiamano San Perso d’Enza o Scansano sul Crostolo; ma poi gli abitanti di questi paesi sono sempre un po’ imbarazzati quando si tratta del fiume, perché è un fiume fino a un certo punto, un fiume che più che esserci non c’è e quando passi sul ponte e guardi giù vedi quasi soltanto ghiaia. Si potrebbe dire che vedi il greto. Ma appunto è una cosa troppo vaga per andarne fieri; e anche un po’ misera.

Talmente misera che la gente lo schiva, sta alla larga, finisce che non si raccapezza, se ci capita per sbaglio si perde per mancanza di punti di riferimento. Gli viene il dubbio, a quello che si è perso, che anche le dimensioni del greto siano vaghe e variabili, come il resto. Cammina fino a sera e la sera,  miracolosamente, si ritrova nell’abitato.

Quello che voglio dire è che il greto, appunto perché è un posto misero, è misterioso, e se è misterioso viene il sospetto che sia anche ricco, a un suo modo. Per esempio la gente che ci vive. Gente equivoca, già per il fatto che vivono lì per forza sono equivoci, sono strani, fanno mestieri strani, mestieri che neanche ci sono, raccolgono detriti, raccolgono frammenti di metalli, raccolgono pelli di coniglio, hanno baracche di lamiera ondulata. Sono uomini più che altro, ti guardano male mentre passi, ti squadrano insolentemente mentre passi, si chiedono cosa ci fai lì, cosa ci fai in quel territorio. Già, cosa ci fai tu fra i cespugli di tremoli e i banchi di mota secca, tra i grossi sassi e i ferri arrugginiti, cosa ci fai lì dove cessa ogni coltura e ogni cultura, cosa ci fai lì, in cerca di quale tesoro.

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