RAVASIANA – Il breviario del giorno dopo, 2

Piccolo Principe

Domenica 14 agosto: # Verità e amore

Scartiamo il Bacio Perugina di oggi, un po’ appiccicoso perché è tornato di brutto il caldo, e leggiamo sulla velina l’inevitabile Pascal: “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”. Ha sapore leggermente stantio, come la cupoletta di cioccolato ripieno con la gobba di nocciola (che nell’intenzione vuole forse ricordare un capezzolo, innocente come una Madonna che allatta); presso le giovani generazioni è stato soppiantato da “Non si vede bene che col cuore”, e “L’essenziale è invisibile agli occhi” , che potrebbero benissimo essere di Pascal e invece sono di Saint-Exupéry e fanno parte degli insegnamenti che quella compagnona della volpe ammannisce gratis al Piccolo Principe per la gioia degli adolescenti di mezzo mondo.

Ma torniamo a domenica 14 agosto. Le ragioni del cuore, che la ragione non conosce, sarebbero in sintesi quelle che inducono Giuseppe a prendersi in casa Maria, ancorché incinta e sicuramente non di lui. E qui il cardinale ci stupisce, perché invece di appoggiarsi alle fonti certificate (Mt 1, 18-25) – gli sembra infatti che ricevere per via angelica l’assicurazione circa l’onestà di Maria sminuirebbe i meriti di Giuseppe – si rifà alla versione di Pasquale Festa Campanile (Per amore, solo per amore, 1983): “Maria gli disse: ‘Non ti ho tradito’, e Giuseppe rinunciò alla logica dei greci per accettare le ragioni dell’amore.”

Ben. A parte che la “logica dei greci” gli ha fatto un sacco comodo al cristianesimo per far digerire in Occidente il guazzabuglio mitico-mistico di matrice ebraica – anche a parte questo, mi vengono due osservazioni che proprio non riesco a trattenere.

La prima è che se io fossi nella Madonna sarei arcistufa che dopo più di venti secoli si continui a volermi guardare nelle mutande.

La seconda necessita di una piccola introduzione: nel romanzo di Pasquale Festa Campanile, che non mi sogno neanche di leggere ma di cui ho consultato la trama su Wikipedia, si dice che Giuseppe non dormiva nel letto coniugale bensì per terra, e che la moglie e il figlioletto, che facevano comunella fra loro, l’avevano pochissimo in nota. Poi un giorno lo trovano morto. Ettecredo. E ora la seconda osservazione per la quale sfodero la mia, di veline: “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.” Be’, la Sacra Famiglia, che non possiamo certo incorrere nell’eresia di qualificare disgraziata, era però felice molto a modo suo.

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